"…aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza…" (2Pietro 1:5)

Certezza (tratto da…)

Pace con Dio

(di Billy Graham)

“Certezza”

<<Io v’ho scritto queste cose affinchè sappiate che avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figliuol di Dio>>.

(1Giovanni 5:13)

Ogni settimana ricevo delle dozzine di lettere da persone che hanno dei dubbi e delle incertezze per quello che concerne la vita Cristiana.

Molte di queste lettere vengono da Cristiani sinceri che sembra non posseggano nè la gioia, nè la certezza della vita in Dio, poichè non hanno compreso una verità fondamentale dell’esperienza Cristiana.

 Abbiamo visto che cosa significa pentirsi, avere fede e nascere di nuovo, ma come si può essere sicuri di tutto ciò che abbiamo sperimentato?

 Molte persone con le quali sono in contatto, si sono pentite, hanno creduto e sono nate di nuovo, ma spesso manca loro la certezza della loro conversione.

 Rivediamo ora alcune cose che abbiamo già appreso.

 Prima di tutto, divenire Cristiani può rappresentare un’esperienza precisa nella nostra vita, o essere il punto culminante di una evoluzione spirituale, cosciente o no.

Non si diviene Cristiani mediante la scienza o la cultura, alcuni anni fa un predicatore dichiarava: “Dobbiamo orientare l’educazione religiosa della nostra gioventù in maniera tale che essa abbia l’impressione di essere stata sempre Cristiana”.

Questo principio è stato troppo spesso seguito così bene, che molte persone hanno tralasciato l’essenziale dell’esperienza Cristiana, perchè l’educazione religiosa ne aveva preso il posto.

Gesù dichiarava ad uno degli uomini più religiosi del suo tempo: <<Se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio>> (Giovanni 3:3).

Le profonde conoscenze di Nicodemo non potevano sostituirsi alla nuova nascita e noi non siamo passati attraverso questo stadio nella nostra epoca.

La larva dimora per molto tempo nel suo guscio senza fare progressi apprezzabili, ma la lentezza del suo sviluppo non ha importanza, poichè verrà il momento in cui passerà attraverso una crisi che farà di lei una meravigliosa farfalla.

Le settimane di silenzioso sviluppo sono importanti, ma non possono sostituire l’esperienza per la quale si lascia quello che è vecchio e vile per ricevere ciò che è nuovo e glorioso.

 E’ vero che migliaia di Cristiani non conoscono nè il giorno nè l’ora esatta in cui sono andati a Cristo, la loro fede e la loro vita testimoniano che, coscientemente o incoscientemente, si sono convertiti a Lui, lo ricordino o no, ci fu un momento in cui essi passarono le frontiere fra la morte e la vita.

 Ogni Cristiano ha probabilmente avuto dei dubbi e delle incertezze circa la sua esperienza religiosa.

Quando salì sul monte Sinai per ricevere dalle mani di Dio le tavole della legge, Mosè non fu più visibile per un certo tempo agli occhi degli ebrei che attendevano coscientemente il suo ritorno, infine essi cominciarono a dubitare e si dissero: <<…quanto a Mosè, a quest’uomo che ci ha tratto dal paese d’Egitto, non sappiamo che ne sia stato>> (Esodo 32:1).

La loro apostasia fu provocata dai loro dubbi e dalla loro incertezza.

Questa terribile incertezza che spaventa tante anime, deriva dall’ignorare quello che è una vera esperienza religiosa.

Molti sembra non capiscano la natura d’una esperienza Cristiana, mentre altri, male informati, cercano quello che la Srittura non dice di ricercare.

La parola “fede” in relazione con la salvezza dell’uomo è menzionata più di trecento volte nel Nuovo Testamento e spesso altrove è sottintesa.

 L’autore dell’epistola agli Ebrei dice: <<Poichè chi s’accosta a Dio deve credere ch’Egli è, e che è il rimuneratore di quelli che lo cercano>>

 dice ancora: <<Or senza la fede è impossibile piacerGli>> (Ebrei 11:6).

E’ proprio perchè abbiamo confuso la parola fede e la parola sentimento che molti Cristiani hanno delle difficoltà e delle incertezze.

La fede implica sempre un oggetto, ciò significa che, se noi crediamo, dobbiamo credere sempre in qualche cosa, questo “qualche cosa” lo chiamo il “fatto” .

 Ci sono tre parole che dobbiamo sempre lasciare nello stesso ordine e che ci permettono di allontanare l’incertezza e di avere una vita Cristiana stabile.

 Queste tre parole sono: “fatto, fede e sentimento”.

 Metterle in questo ordine è essenziale, se le confondete, se ne sopprimete una o ne aggiungete un’altra, vi perderete nei meandri della disperazione, continuerete ad inciampare nella semioscurità, senza la gioia e la fiducia di Colui che può dire: <<So in chi ho creduto>> (2Timoteo 1:12).

 Se siete salvati dal peccato, lo siete per una fede personale nell’Evangelo del Cristo rivelato nella Bibbia.

Malgrado questo vi possa sembrare, a prima vista, dogmatico ed eslusivo, il fatto è che non c’è altra strada.

La Bibbia dice: <<Poichè io v’ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture, che fu seppellito, che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture…>> (1Corinzi 15:3,4).

Essa dice anche che siamo salvati quando mettiamo la nostra fede in questo fatto oggettivo.

L’opera del Cristo, la Sua croce, la Sua tomba e la Sua risurrezione sono un fatto.

 E’ impossibile fare esistere qualcosa semplicemente credendoci.

L’Evangelo non diviene una realtà perchè degli uomini hanno creduto in esso.

 La tomba non fu vuotata del suo contenuto, in quel primo giorno di Pasqua, perchè qualche fedele ci credette, no, il fatto precede sempre la fede.

Psicologicamente siamo incapaci di credere se non diamo un oggetto alla nostra fede.

La Bibbia non ci domanda di credere in qualcosa di straordinario, ma di accettare un fatto storico che, in realtà, domina tutta la storia.

Ci domanda di credere che l’opera di Cristo, compiuta per il peccato e per i peccatori, è efficace per tutti quelli che affidano l’anima loro a Gesù.

Credere in Lui per la vostra salvezza eterna, è mettere la vostra fiducia in un fatto.

La fede è, secondo l’ordine precedentemente indicato, la seconda di queste tre parole.

La fede è razionalmente impossibile dove non c’è nulla cui credere.

La fede deve avere un oggetto.

 L’oggetto della fede Cristiana è Cristo.

 Avere fede è molto di più di un assenso intellettuale alle esigenze di Cristo, la fede implica la volontà.

 La fede domanda l’azione.

Se noi crediamo veramente, vivremo.

 La fede senza le opere è morta.

Fede significa realmente una capitolazione alla volontà del Cristo, significa una presa di coscienza del peccato ed un ritorno a Cristo.

Noi non conosciamo Cristo per mezzo dei cinque sensi fisici, ma per il sesto senso che Dio ha dato ad ogni uomo; la facoltà di credere.

 Il sentimento è l’ultima delle tre parole suddette e deve restare ultima nel vostro pensiero.

Sono persuaso che molte angosce ed incertezze religiose di cercatori sinceri ed onesti provengono dall’idea preconcetta che bisogna essere in uno stato di particolare emozione per convertirsi.

Quelli che cercano la salvezza così come essa è presentata dalle Scritture, desidereranno sapere che tipo di esperienza la Bibbia ci porta a fare, mi indirizzo a quelli che hanno spesso manifestato il desiderio di convertirsi in una riunione o dopo, o che, forse, si sono inginocchiati accanto al loro apparecchio radio, quando una trasmissione evangelica li invitava a ricevere Cristo, avete udito il messaggio, avete capito che eravate peccatori bisognosi di un Salvatore, avete riconosciuto che la vostra vita era un naufragio, avete cercato tutti i mezzi per migliorarvi, ma avete avuto un fallimento.

In questa condizione di disperazione e di smarrimento avete guardato a Cristo per la vostra salvezza, avete creduto che voleva e poteva salvarvi, avete spesso udito l’invito che indirizzava ai peccatori: <<Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati, e io vi darò riposo>> (Matteo 11:28).

 Avete letto le promesse: <<Colui che viene a me, io non lo caccerò fuori>> (Giovanni 6:37) e

 <<Se alcuno ha sete, venga a me e beva>> (Giovanni 7:37).

Leggendo con cura il Nuovo Testamento per scoprire quale tipo d’esperienza siete chiamati a fare, non ne ho trovata che una.

Non c’è che una sola cosa che possiate ricercare, non c’è che un sentimento che possiate raggiungere; “la fede”.

 Credere è un’esperienza, malgrado molti cerchino qualcosa di più, una sensazione fisica ed una manifestazione straordinaria.

Spesso si sente dire che bisogna cercare delle simili sensazioni, ma la Bibbia dichiara che l’uomo è “giustificato per fede” e non dal sentimento.

 L’uomo è salvato se crede all’opera compiuta da Cristo sulla croce e non per una sensazione fisica o per una estasi religiosa.

 “Ma”, mi direte, “che cosa ne è dei sentimenti?”.

Non hanno nessun posto nella fede che salva?

Certo che ne hanno uno, ma non sono essi quelli che salvano, quali che siano i sentimenti che possiamo avere, essi non sono che la conseguenza della fede che salva, ma non hanno in sè nessuna virtù per la salvezza.

 Quando riesco a comprendere un po’ l’amore di Cristo per me peccatore, rispondo amandolo a mia volta e questo è un sentimento.

L’amore per Cristo inerente all’amore umano è un amore privo di ogni egoismo.

La Bibbia dice: <<L’amore perfetto caccia via la paura>> (1Giovanni 4:18).

Quelli che amano Cristo, hanno in Lui questa fiducia che allontana la paura.

Quando capisco che Cristo, col Suo sacrificio ha riportato una vittoria decisiva sulla morte e sul peccato, perdo ogni paura della morte.

La Bibbia dice: <<Anche egli vi ha similmente partecipato, affinchè mediante la morte, distruggesse colui che aveva l’impero della morte, cioè il diavolo, e liberasse tutti quelli che per il timore della morte erano per tutta la vita soggetti a schiavitù>> (Ebrei 2:14,15).

Certamente, la paura anche è un sentimento, superare la paura con la certezza e la fiducia che ci salva, la certezza e la fiducia sono il risultato della nostra fede in Cristo.

 Avere una coscienza aggravata è un’esperienza.

Gli psicologi possono definirla come un complesso di colpevolezza e cercare di scacciarla con dei ragionamenti, ma, quando la coscienza è risvegliata dalla legge di Dio, nessun ragionamento può calmarla.

 Molti criminali si sono volontariamente consegnati alla giustizia, poichè le accuse della coscienza erano peggiori, per loro, delle sbarre della prigione.

La Bibbia dichiara che il Cristo purifica la coscienza:

<<Perchè, se il sangue di becchi e di tori e la cenere d’una giovenca sparsa su quelli che sono contaminati santificano in modo da dare la purità della carne, quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente?>> (Ebrei 9:13,14).

Essere liberati da una coscienza aggravata, liberati dalle sue continue accuse, è un’esperienza ma non è però la purificazione della coscienza, ma la fede in Cristo che salva e la purificazione della coscienza è il risultato di una relazione normale con Dio.

 La gioia, la pace interiore, l’amore per gli altri, l’interesse per gli uomini perduti, sono tutti dei sentimenti.

Qualcuno, infine, potrebbe dire: “Credo nei fatti storici dell’Evangelo, ma non sono ancora salvato”.

Questo è possibile perchè la fede che salva ha una caratteristica ben distinta, produce l’ubbidienza, ed influenza tutta la maniera di vivere.

 A quelli che hanno messo tutta la loro fiducia in Cristo per la loro salvezza, questa fede dà il desiderio di vivere anche esteriormente l’esperienza interiore della fede.

La fede ha come conseguenza la santità, l’abbandono della propria vita a Dio.

Fate che questa fede intellettuale, questa fede di tradizione che potete avere, possa essere completamente abbandonata a Cristo.

 Ricercate sinceramente la Sua salvezza e, sull’autorità della Bibbia, diverrete un figliuolo di Dio.

 <<Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figliuoli di Dio, a quelli, cioè, che credono nel suo nome>>. (Giovanni 1:12).

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