"…aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza…" (2Pietro 1:5)

Come e dove cominciare (tratto da…)

Pace con Dio

(di Billy Graham)

“Come e dove cominciare”

<<Se non mutate e non diventate come i piccoli fanciulli, non entrerete punto nel regno dei cieli>>

(Matteo 18:3)

Abbiamo constatato l’esistenza di un principio malvagio che demolisce l’uomo naturale, falsifica il nostro ragionamento, soffoca la nostra coscienza e paralizza la nostra volontà.

Dio è un Dio santo è giusto, che non può tollerare il peccato, il peccato separa da Dio, l’uomo ha perduto il senso morale, intellettuale e spirituale di Dio, perchè ha perduto Iddio, egli non ritroverà Iddio fino a quando non avrà trovato la strada che porta a Lui.

La strada che porta a Dio non è quella dell’intellettualismo, nè quella della morale, nè quella del pensiero che richiama in noi l’idea di Dio, perchè il pensiero umano è in disaccordo con il pensiero divino, poichè lo spirito carnale è in inimicizia contro Dio.

 Non potete tornare a Dio con la morale poichè il carattere dell’uomo è corrotto dal peccato.

Una domanda viene dunque al nostro spirito: <<Che cosa bisogna fare? Da dove cominciare? Quale è per me il mezzo per tornare a Dio?>>.

Non c’è che “una strada” per ritornare a Dio, Gesù dice, infatti: <<Se non mutate e non diventate come i piccoli fanciulli, non entrerete punto nel regno dei cieli>>.

Gesù domanda dunque una conversione, è di là che bisogna cominciare!

 E’ di là che bisogna partire!

Dovete convertirvi!

Molti confondono la conversione con la osservanza della legge, la legge di Mosè è enunciata in termini precisi nella Bibbia ed il suo scopo è chiarissimo.

Essa non è una panacea universale destinata a guarire i mali di cui soffre l’umanità, ma piuttosto una diagnosi che ci rivela il vero stato di essa, essa mostra le ragioni della nostra miseria, ma non il rimedio ad essa

La Bibbia dice:<<Or noi sappiamo che tutto quello che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinchè ogni bocca sia turata, e tutto il mondo sia sottoposto al giudizio di Dio>> (Romani 3:19).

La legge rivela l’ingiustizia dell’uomo: <<Poichè per le opere della legge nessuno sarà giustificato al suo cospetto>> (Romani 3:20).

 E’ impossibile convertirsi con l’ubbidienza alla legge, perchè: <<Mediante la legge è data la conoscenza del peccato>> (Romani 3:20).

La legge è uno specchio morale, condanna ma non converte, rivela il male, ma non trasforma, mostra quello che non va, ma non offre la grazia.

 Non c’è vita nella legge, c’è invece la morte, poichè essa annunzia: <<Tu morrai>>.

Molte persone sostengono che la loro religione è il sermone sul monte, l’uomo però, o la donna che sia capace di vivere secondo il sermone sul monte non è ancora nato.

 La Bibbia dice: <<Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio>> (Romani 3:23).

Alcuni asseriscono di vivere secondo il principio di trattare gli altri come si vorrebbe essere trattati noi stessi, ma anche a quelli rimane solo l’illusione di pervenirvi.

I nostri atti, purtroppo, parlano più energicamente delle nostre parole, è vero che, secondo le apparenze, noi trattiamo talvolta il nostro prossimo in maniera caritatevole, rallegrandoci del bene che arriva agli altri e simpatizzando con le loro disgrazie, ma in realtà i pensieri segreti del nostro cuore sono spesso molto diversi da quelli che le nostre labbra esprimono.

Una delle più grandi tentazioni dell’uomo è quella di ingannare se stesso, egli giunge al punto di nascondere a se stesso i propri motivi e sentimenti segreti, desideriamo dare una impressione di magnanimità, ci piace che gli altri pensino che noi siamo generosi e giusti.

Se ci esaminiamo però, da vicino, se discerniamo il meccanismo nascosto del nostro cuore come Dio l’ha fatto, ci accorgiamo subito che la nostra bontà e la nostra comprensione sussistono solo fino a quando non ci costano nulla, o fino a che il nostro prossimo è d’accordo con le nostre idee e la nostra attitudine.

Quando Gesù annunziò la regola d’oro, non la limitò dicendo ad esempio: “Siate buoni verso il vostro prossimo fino a quando la vostra amabilità e simpatia non vi causano difficoltà.”

 No, Gesù dice: “Mettetevi al suo posto e domandatevi se vi piacerebbe che vi criticassero e parlassero male di voi, che vi si accusasse più o meno giustamente…”

Quello che Gesù ci domanda non è facile, è invece così difficile che la maggioranza delle persone non tenta neppure di metterlo in pratica, noi conosciamo tutto il male, i dolori e la enorme sofferenza che l’inosservanza di questa regola provoca costantemente.

Esaminate le vostre intenzioni nascoste prima di decidere se siete al di fuori di ogni rimprovero o se vivete in maniera tale da non avere bisogno di convertirvi.

Guardate il vostro cuore, senza paura ed onestamente, prima di affermare che la conversione religiosa è buona per gli altri, ma superflua per voi.

La domanda più frequente che mi viene rivolta è: “Che cos’è la conversione?” “Che intendete voi per conversione?”

Ci sono probabilmente più risposte a questa domanda che a qualsiasi altra nel campo religioso.

Che cos’è la conversione?

 Che cosa comporta?

 Come si compie?

 Quali sono i suoi effetti?

 Perchè bisogna convertirsi per andare in cielo?

L’idea della conversione non è pertanto straordinaria nella nostra società, ogni buon venditore sa che deve convertire la sua clientela al suo particolare prodotto o alla sua maniera di pensare.

 Il buon agente pubblicitario dovrà convertire i compratori di una marca, ad un’altra.

 Gli uomini politici si convertono quando abbandonano la loro dottrina per prenderne un’altra.

 Convertirsi significa infatti, voltarsi, cambiare d’opinione, fare dietro-front o ritornare.

Nel campo religioso questo termine è stato spiegato in diverse maniere: “pentirsi”, “essere rigenerati”, “ricevere la grazia”, “fare un’esperienza religiosa”, “ottenere la sicurezza della salvezza”.

Mi ricordo di un ubriaco inveterato, che, venuto alla riunione d’apertura di una campagna di evangelizzazione, mi disse: <<Signor Graham, dubito che ci sia una sola parola vera in ciò che dite, ma voglio mettere il vostro Cristo alla prova, e se Egli compirà anche soltanto una piccola parte di quello che voi dite, ritornerò e mi deciderò per la vita>>.

Qualche settimana più tardi, egli mi disse che non comprendeva bene perchè, ogni volta che cominciava a bere, gli sembrava che qualche cosa lo fermasse, Cristo gli aveva dato la vittoria.

 Ritornò nella sua famiglia, dove vive adesso per Cristo.

 In altri termini egli fece dietro-front, cambiò direzione e maniera di pensare.

 Si era convertito!

 La conversione può rivestire forme diverse, la maniera in cui essa si compie dipende molto dall’individuo, dal suo temperamento, dalla sua emotività, dall’atmosfera in cui vive, dal suo stato interiore e dal suo genere di vita.

 La conversione può prodursi in seguito ad una grande crisi nella vita;  dopo che tutti gli antichi valori siano stati rigettati, quando una grande delusione sopraggiunga, quando si perda la sicurezza personale dovuta ai beni materiali o ci si trovi privati dell’oggetto del proprio affetto.

 Un uomo o una donna di cui tutti gli sforzi sono tesi verso un vantaggio finanziario, verso un miglioramento economico o un prestigio sociale, o chi concentra tutta la sua affezione su una sola persona, prova una sensazione di vuoto terribile quando sparisce quello che dava il senso alla sua vita.

 In questi momenti tragici, quando l’individuo si sente spogliato di ogni gioia di vivere, quando l’essere amato è al di là di ogni ricordo, sente l’orrore della solitudine.

Allora lo Spirito Santo può far cadere la cortina che ricopre i suoi occhi e permette che, per la prima volta, egli veda chiaro e riconosca che Dio è la sola sorgente di potenza reale, d’amore infinito e di costante comunione.

La conversione, però, può avere luogo anche al culmine della potenza e della prosperità personale, quando tutto vada bene e la misericordia abbondante di Dio si sia sparsa generosamente su voi.

La grande bontà di Dio può portarvi a riconoscere che dovete tutto a Lui e condurvi così al reale pentimento.

La conversione, in alcuni momenti, può essere anche improvvisa e drammatica come la conversione dei pagani, che trasferiscono sulla persona del Cristo l’affezione e la fede che mettevano nei loro idoli di legno e di pietra.

La conversione non è sempre improvvisa, simile ad un fulmine che illumini l’anima, non c’è sempre una crisi morale, spesso essa non si compie che dopo un lungo e penoso conflitto interiore.

Per molte persone questo avvenimento si determina al punto culminante di un lungo periodo di graduale conoscenza dei loro bisogni e dopo aver ricevuto la rivelazione del piano della salvezza.

 Questa lunga evoluzione interiore porta all’accettazione cosciente del Cristo come Salvatore personale e all’abbandono della propria vita.

Possiamo dire dunque che la conversione può essere un avvenimento istantaneo, una crisi nella quale la persona riceve una chiara rivelazione dell’amore di Dio, o può essere una rivelazione graduale, con un momento cruciale, in cui l’anima supera, per la morte  o per la vita eterna, le frontiere esistenti fra le tenebre e la luce.

Esso però non arriva sempre alla stessa maniera.

Mia moglie, ad esempio, non può ricordarsi nè il giorno nè l’ora esatta in cui è divenuta Cristiana, ma è sicura che ci fu un momento nella sua vita in cui passò questa frontiera, molti giovani, educati in famiglie pie, e che hanno avuto una educazione Cristiana, ignorano quando hanno dato la loro vita a Cristo.

Altri si ricordano chiaramente il giorno in cui fecero la loro confessione pubblica, i fatti di conversioni del Nuovo Testamento indicano che la maggior parte di esse furono improvvise e drammatiche.

Per molto tempo, la psicologia non si è occupata di problemi della conversione e delle esperienze religiose, ma da anni a questa parte, alcuni psicologi hanno fatto numerosi studi in materia.

Essi mostrano che la conversione non è soltanto una esperienza Cristiana, ma che la si trova anche in altre religioni, non è neppure un fenomeno necessariamente religioso, ma può anche prodursi in ambienti profani.

Abbiamo ammesso tre tappe nella conversione.

Prima un sentimento di esitazione e di inquietudine, dopo una tensione che porta ad un cambiamento di posizione, e infine, una calma espressa dal riposo e dalla gioia.

Starbuck dice che ci sono due specie di conversioni; l’una accompagnata da un violento sentimento di peccato, l’altra da un sentimento di imperfezione, di lotta per una vita più rigogliosa e per il desiderio di conoscenza spirituale.

Il valore degli studi psicologici sulla conversione è stato sottovalutato, non bisogna ignorare che essi ci hanno portato luce in merito, ma pochi, però, vedono la conversione biblica come un fatto soprannaturale.

 La conversione biblica infatti, ha tre aspetti; due attivi ed uno passivo, i due caratteri attivi sono il pentimento e la fede.

Il pentimento è il punto di partenza, esso consiste nel dispiacere e nell’abbandono della vecchia via.

La fede è il lato positivo, il dietro-front verso Iddio.

Il terzo aspetto, quello passivo, della conversione, è quello che si chiama generalmente la “nuova nascita” o “rigenerazione”.

Gesù dice che, per poter andare in cielo, occorre convertirsi, non sono io che lo dico, è GESU’, non è, questa, l’opinione di un uomo, ma quella di DIO,

 Gesù disse: <<Se non mutate e non diventate come i piccoli fanciulli, non entrerete punto nel regno dei cieli>> (Matteo 18:3).

La vera conversione impegna interamente lo spirito, il cuore e la volontà.

Migliaia di persone si sono convertite intellettualmente a Cristo, credono alla Bibbia tutta intera, credono quello che essa insegna su Gesù, ma senza essere veramente convertite a Gesù Cristo!

Nel secondo capitolo dell’evangelo di Giovanni ci è detto che alcune centinaia di persone seguirono Gesù all’inizio del Suo ministerio terrestre, molti fra questi credettero in Lui, Gesù non aveva però fiducia di loro perchè conosceva il cuore di tutti.

 Perchè Gesù non si fidava di loro?

Perchè sapeva che essi credevano con la testa e non con il cuore.

C’è una grande differenza fra una conversione intellettuale ed una conversione vera che salva l’anima, questa, invero, implica un cambiamento nella vostra maniera di pensare e nella vostra attitudine nei confronti di Gesù.

 Migliaia di persone hanno fatto una certa esperienza emotiva che chiamano conversione, ma non sono state mai veramente convertite a Gesù Cristo.

Cristo domanda un cambiamento nella vostra maniera di vivere, e se la vita non è conforme alla vostra esperienza, avete tutto il diritto di dubitare di questa esperienza.

Quando verrete a Cristo, comincerete ad odiare il peccato e ad amare la giustizia.

I vostri affetti subiranno un cambiamento rivoluzionario.

 La vostra devozione per Lui non conoscerà limiti, il vostro amore per Lui sarà indescrivibile.

Anche se avete accettato Cristo intellettualmente ed avete avuto una esperienza emotiva, questo non basta ancora.

Ci dovrà essere la conversione della volontà!

 Bisogna che siate pronti ad ubbidire a Cristo ed a seguirLo.

 La vostra volontà dovrà essere sottomessa a quella di Dio.

 L’Io  dovrà essere inchiodato alla croce, il vostro desiderio più ardente sarà di piacere a Cristo.

 Nel momento della conversione, quando siete ai piedi della croce, lo Spirito Santo vi fa comprendere che siete peccatori, dirige la vostra fede verso Cristo che morì al vostro posto, dovete aprire il vostro cuore e lasciarLo entrare ed allora, in quello stesso momento, lo Spirito Santo compie il miracolo della nuova nascita, divenite realmente una nuova creatura morale e la natura divina vi penetra facendovi divenire partecipi della vita di Dio.

 Gesù Cristo, per lo Spirito Santo, viene ad abitare nei vostri cuori.

La conversione è così semplice che anche un fanciullo può convertirsi, ma è nello stesso tempo così profonda, che i teologi di tutti i tempi hanno cercato di penetrarne il mistero.

Dio ha reso la strada della salvezza così semplice che <<quei che la seguiranno, anche gl’insensati, non potranno smarrirvisi>> (Isaia 35:8).

Nessuno sarà privato del regno di Dio per non averLo potuto comprendere, il ricco e il povero, il sapiente ed il semplice, tutti possono convertirsi.

In sintesi, la conversione significa semplicemente <<un cambiamento>>, quando la persona si converte, continua ad amare le stesse cose di prima, ma è spinto a quell’amore da ragioni diverse, in altri casi invece, deve abbandonare quello che prima amava, essa può anche distaccarsi dai vecchi amici, non perchè li disprezzi, perchè anzi, molti fra essi sono persone dabbene e simpatiche, ma perchè è ormai attirata dai Cristiani che hanno lo stesso sentimento.

 La  persona convertita comincerà ad amare quello che prima odiava e ad odiare quello che prima amava.

 C’è anche un cambiamento dei sentimenti verso Dio; colui che non si preoccupava di Dio, o che viveva nella paura, nel terrore, o in un antagonismo perpetuo verso di Lui, prova ormai nei Suoi confronti un sentimento di rispetto, di fiducia, di ubbidienza e di amore senza limiti.

La sua paura di Dio è quello di una creatura sottomessa, la sua gratitudine è costante; egli dipende da Dio e la sua fedeltà verso di Lui è totale.

 Là dove non c’era che soddisfazione della carne, ricerca intellettuale o bramosia di denaro, c’è ora preminenza di rettitudine, di santità di cuore, di desiderio di vivere una vita veramente Cristiana.

 La sola cosa che conta è di piacere a Cristo.

In altri termini, la conversione significa un cambiamento totale nella vita dell’individuo.

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