"…aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza…" (2Pietro 1:5)

Dopo la morte (tratto da…)

Pace con Dio

(di Billy Graham)

“Dopo la morte”

<<Fra me e la morte non v’ha che un passo>>.

(1Samuele 20:3)

Si è detto che tutta la vita è una preparazione alla morte.

 Il salmista ha detto: <<Qual’è l’uomo che viva senza vedere la morte?>> (Salmo 89:48).

 Noi crediamo di vivere in un epoca di libertà di pensiero e di esperienze definitive.

Abbiamo cercato di cambiare il mondo e le leggi che lo governano, con la conoscenza, le scienze, le invenzioni, le scoperte, la filosofia ed il pensiero materialista.

 Abbiamo cercato di intronizzare il falso dio del danaro, della gloria e dell’intelligenza umana, ma malgrado tutto quello che cerchiamo di esperimentare, la fine è sempre la stessa: <<E’ stabilito che gli uomini muoiano una volta sola>> (Ebrei 9:27).

Nel pieno della vita, vediamo la morte ovunque.

La tristezza delle ambulanze, le cappelle ardenti, i cimiteri davanti ai quali passiamo, il carro funebre che si apre una strada attraverso la circolazione, il tutto ci ricorda che la lugubre mietitrice può falciarci ad ogni istante senza avvertircene.

Il grande poeta Malherbe l’ha detto molto tempo fa:

 <<La morte ha delle pretese uguali a nessun altro, a nulla vale pregare crudele com’è si copre le orecchie e ci lascia gridare. Il povero nella sua capanna, dove la paglia lo copre, è soggetto alle sue leggi. E la guardia che veglia all’entrata del Louvre non può da lei difendere i nostri re>>.

Ogni giorno molti salgono nelle loro auto senza sapere che compiono la loro ultima corsa.

Malgrado siano aumentate le misure di sicurezza, molti altri muoiono nelle loro case per incidenti, proprio mentre l’idea della morte è ben lontana dal loro spirito.

La morte conduce infatti una caccia senza pietà verso l’umanità e, sebbene la scienza medica e la tecnica moderna le facciano una guerra costante, alla fine è sempre esse ad avere la vittoria.

 Grazie alla lunga lotta scientifica, abbiamo oggi il vantaggio di vivere qualche anno di più, ma la morte è ancora là, alla fine della strada .

Le malattie del cuore mietono molti nostri concittadini nella loro giovinezza.

 Il cancro attacca ancora migliaia di persone, la tubercolosi, le malattie del sangue, la poliomelite e le polmoniti reclamano la loro parte, nonostante che le ricerche mediche abbiano grandemente diminuito il numero annuale della loro vittime.

Nonostante l’ottimismo delle statistiche, nonostante il fatto che la longevità sia aumentata dopo il 1900 e quali che siano le cifre indicate per i crimini, i suicidi e le altre forme di morte violenta, il fatto inevitabile della morte resta immutato, essa rimane sempre la nostra ultima esperienza sulla terra.

 Un fanciullo, dal momento in cui nasce, comincia la sua lotta contro la morte.

La madre consacra degli anni di attenzione alla protezione della vita del suo fanciullo, ne sorveglia il nutrimento, i vestiti, le persone che lo circondano, le analisi ed i vaccini medici, ma nonostante le sue attente cure, il ragazzo ha già cominciato a morire.

Segni tangibili di debolezza appariranno prima che molti anni siano passati.

 Il dentista curerà le carie dei nostri denti, gli occhiali saranno indispensabili per rimediare all’indebolimento della nostra vista.

La nostra pelle si raggrinzerà con gli anni, le nostre spalle si curveranno ed i nostri passi diverranno più lenti e meno sicuri.

La fragilità delle nostre ossa aumenterà mentre diminuirà la nostra energia e, quasi senza rendercene conto, avremo cominciato a morire.

L’assicurazione malattie e l’internamento negli ospedali attutiranno il colpo.

Stipuleremo un’assicurazione sulla vita per coprire le nostre ultime spese, i nostri ultimi obblighi, e constateremo subito che la nostra vita è simile ad una battaglia senza fine contro la morte, ci siamo impegnati in una corsa e tutto quello che possiamo sperare è di guadagnare un po’ di tempo, di giuocare il nostro avversario come possiamo, ma sappiamo che alla fine la morte vincerà.

 Quanto il nostro nemico è misterioso!

Misterioso quanto la vita stessa, poichè la vita che vediamo abbondare intorno a noi nelle piante, negli animali e negli esseri umani non possiamo nè riprodurla e neppure spiegarla.

 La morte neppure si può spiegare, nonostante che siamo sicuri della sua realtà come di quella della vita; evitiamo di parlarne e, soprattutto di rifletterci.

Noi ci rallegriamo quando la vita viene ed un fanciullo nasce, ma quando la vita se ne va ed un uomo muore, cerchiamo di scacciarne il ricordo al più presto possibile.

 Non è forse strano che noi spendiamo tante energie per portare la vita nel mondo e che fuggiamo il fatto, anche importante, che bisogna lasciarla?

Oggi il nostro pianeta è popolato da miliardi di individui, quasi tutti saranno morti entro cento anni, i loro corpi saranno insensibili, ma che cosa sarà della loro anima, la parte essenziale ed eterna della vita?

 Ecco il mistero, che cosa è questa cosa che lascia l’uomo quando muore, e dove va?

 Qualche anno fa, un giornalista moriva a Denver nel Colorado.

 Al suo seppellimento la sua famiglia in lutto potè udire la sua voce registrata che diceva:

<<Ecco la mia sepoltura. Sono ateo e lo sono da molti anni, ho il più profondo disprezzo per le schiocchezze teologiche. Gli ecclesiastici sono moralmente dei vili. I miracoli sono frutto dell’immaginazione. Se quattro reporters fossero stati inviati ad assistere ad un’esecuzione ed avessero falsato i fatti come lo fecero gli apostoli nella Bibbia, sarebbero stati licenziati su due piedi, non voglio canti religiosi, la mia dovrà essere una sepoltura perfettamente razionale>>.

 Ogni generazione ha conosciuto uomini che, nel loro odio contro Dio, hanno cercato di ridicolizzare e di ingiuriare la Chiesa, la Bibbia e Gesù Cristo.

 Senza portare nessuna prova, hanno protestato contro la voce di Dio. La storia ci mostra un Voltaire, un George Bernard Shaw e molti altri filosofi che con i loro argomenti si sforzarono di distruggere la paura della morte.

 Ascoltiamo gli antropologi parlare della morte nella giungla:

 Non ci sono <<sciocchezze teologiche>> laggiù, poichè in certe tribù non hanno udito parlare di Gesù Cristo.

I vecchi sono portati nella foresta perchè le bestie feroci possano assalirli e perchè i giovani non abbiano a vedere lo spettacolo della loro morte.

 In altre tribù, quando un uomo sta per morire, i suoi parenti si strappano gli abiti e si dipingono il corpo di bianco.

 Ora dopo ora le lamentele ed i gridi delle donne annunziano che un’anima sta lasciando il suo corpo.

 La morte, fuori dall’influenza Cristiana è piena di orrore e di disperazione.

Paragonate questa morte a quella di un Cristiano.

 Cristo ha dato un nuovo senso ad essa.

L’uomo l’ha considerata sempre come una nemica, ma Gesù afferma di averla vinta e di averle tolto il suo dardo.

Quando spronava gli uomini a prepararsi all’ineluttabile, Gesù Cristo sapeva quello che faceva.

Non vi preoccupate, diceva il Signore, della morte del corpo, ma piuttosto della morte eterna dell’anima.

La Bibbia mostra che in realtà vi sono due morti; l’una, la morte fisica e l’altra, la morte eterna.

Gesù ci consiglia di temere la seconda morte più che la prima.

Egli descrive la seconda morte come l’inferno che è la separazione eterna da Dio.

La morte del corpo non è nulla in confronto al cosciente esilio senza fine, di un’anima lontana da Dio.

 Le ultime dichiarazioni dei morenti forniscono una eccellente documentazione per quelli che guardano la morte in faccia.

Wilbur Smith nel suo libro “Therefore, Stand“, relaziona le ultime ore di celebri increduli.

Com’è diversa la storia del Cristiano che ha confessato i suoi peccati e che ha ricevuto per fede Gesù Cristo come suo Salvatore personale!

Qualche anno fa, Effie Jane Wheeler insegnava inglese e letteratura nell’università che io ho frequentato.

 Era molto conosciuta sia per la sua pietà che per la conoscenza delle materie che insegnava.

Nel 1949, scrisse la seguente lettera al dr. Edman, rettore dell’università, ai suoi colleghi ed ai vecchi studenti in occasione del Memorial Day:

 “Sarei ben felice se si leggesse quanto segue durante il culto, poichè prima di lasciare l’università per le vacanze estive, vorrei che conosceste la verità a mio riguardo, come l’ho appresa io stessa . Il mio medico mi ha finalmente palesato la diagnosi della malattia da cui sono affetta da alcune settimane; un cancro inoperabile. Se fosse stato Cristiano (il medico), non avrebbe avuto tanto timore a parlare, poichè avrebbe saputo, come voi ed io, che la vita e la morte sono ugualmente benvenute quando si vive secondo la volontà di Dio e nella Sua presenza. Se il Signore vuole che vada presto a Lui, ci vado con gioia. Vi chiedo di non rattristarvi neppure un istante per me. Non vi dico un semplice addio, ma piuttosto un caloroso arrivederci fino a quando vi troverò nel paese benedetto di cui mi sarà permesso di scostare la tenda quando ci entrerete. Con un cuore pieno di affezione per ognuno di voi individualmente, Effie Jane Wheeler”.

 Due settimane dopo aver scritto questa lettera, E.J.Wheeler entrò nella presenza del suo Signore che aveva mantenuto la promessa di togliere il dardo della morte.

La Bibbia insegna che voi avete un’anima immortale.

L’anima vostra è eterna e vivrà per sempre.

 In altri termini, la vostra vera persona, che sente, pensa, sogna, desidera, “l’io, la personalità” non morrà mai.

La Bibbia insegna che l’anima vostra vivrà in uno di questi luoghi; il cielo o l’inferno.

 Se non siete Cristiani, dunque non nati di nuovo, la Bibbia dichiara che la vostra anima andrà, immediatamente dopo la morte, in un luogo che Gesù chiama l’ades, dove attenderete il giudizio di Dio.

So benissimo che non piace parlare dell’inferno.

 E’ un argomento impopolare, controverso, incompreso.

Tuttavia, nel corso delle mie campagne, sono solito dedicare una sera all’esposizione di questo soggetto.

 Nel corso di colloqui con studenti, durante i campeggi, mi vengono posti sempre quesiti come questo: <<Che cosa ne è dell’inferno? C’è del fuoco nell’inferno?>>.

Come pastore ne devo parlare, non posso ignorarlo, anche se questo agita le persone e le rende ansiose.

Confesso che questa è la dottrina Cristiana più difficile da accettare.

 Alcuni insegnano che tutti saranno salvati, che Dio è un Dio d’amore e che non manderà nessuno all’inferno.

 Credono che le parole “eterno” ed “immortale” non significhino “sempre”.

Tuttavia la stessa parola che parla dell’allontanamento eterno da Dio è anche usata per l’eternità del cielo.

Qualcuno ha detto che <<l’equità esige che si qualifichi la gioia dei giusti e la punizione dei malvagi nella stessa maniera perchè è la medesima parola greca esprimente una uguale durata>>.

 Altri insegnano che, dopo la morte, coloro che hanno rifiutato di accettare la redenzione di Dio sono distrutti e cessano di esistere.

 Cercando nella Bibbia dal principio alla fine, non riesco a trovare un solo passo che sostenga queste tesi.

La Bibbia afferma che, salvati o no, c’è una esistenza cosciente ed eterna dell’anima e della personalità.

Altri dicono, infine, che dopo la morte c’è ancora una possibilità di salvezza; che Dio accorderà una seconda possibilità.

 Se fosse vero, la Bibbia ne farebbe allusione, al contrario, i suoi avvertimenti sono numerosi: <<Eccolo ora il tempo accettevole, eccolo ora il giorno della salvezza>> (2Corinzi 6:2).

 Innumerevoli passi della Scrittura provano che la Bibbia insegna che c’è veramente un inferno per ogni uomo che volontariamente e coscientemente rigetta Cristo come Signore e Salvatore.

 <<Sono tormentato in questa fiamma>> (Luca 16:24).

 <<Chi gli avrà detto “pazzo”, sarà condannato alla genna del fuoco>> (Matteo 5:22).

<<Il Figliuol dell’uomo manderà i Suoi angeli che raccoglieranno dal Suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace del fuoco. Quivi sarà il pianto e lo stridore dei denti>> (Matteo 13: 41,42).

<<Così avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli e toglieranno i malvagi di mezzo ai giusti, e li getteranno nella fornace del fuoco. Ivi sarà il pianto e lo stridore dei denti>> (Matteo 13:49,50).

<<Allora dirà anche a coloro dalla sinistra: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato pel diavolo e per i suoi angeli!”>> (Mateo 25:41).

<<Ma arderà la pula con fuoco inestinguibile>> (Matteo 3:12).

<<In un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Iddio, e di coloro che non ubbidiscono al Vangelo del nostro Signor Gesù. I quali saranno puniti di eterna distruzione, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della Sua potenza…>> (2Tessalonicesi 1:8,9).

<<…beverà anch’egli del vino dell’ira di Dio mesciuto puro nel calice della Sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo nel cospetto dei santi angeli e nel cospetto dell’Agnello. E il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli; e non hanno requie nè giorno nè notte…>> (Apocalisse 14:10,11).

<<E la morte e l’ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè, lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco>> (Apocalisse 20:14,15).

<<Ma quanto ai codardi, agl’increduli, agli abominevoli, agli omicidi, ai fornicatori, agli stregoni, agli idolatri e a tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda>> (Apocalisse 21:8).

Mi sembra però di udire qualcuno che dice: <<Io non credo all’inferno, la mia religione è quella del sermone sul monte>>.

 Bene, sentiamo un passo del sermone sul monte:

 <<Ora se l’occhio tuo destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poichè val meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, e non sia gettato l’intero tuo corpo nella geenna. E se la tua mano destra ti fa cadere in peccato, mozzala e gettala via da te; poichè val meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, e non vada l’intero tuo corpo nella geenna>> (Matteo 5:29,30).

 Noi abbiamo qua un preciso insegnamento di Gesù circa l’inferno.

Egli afferma la realtà di esso.

Gesù racconta delle parabole e dà delle illustrazioni in materia e mette continuamente in guardia gli uomini contro le passioni di una vita di peccato e di ipocrisia mentre sono ancora sulla terra.

 E’ fuori discussione che i malvagi soffrano una specie d’inferno qui sulla terra:

<<Sappiate che il vostro peccato vi ritroverà>> (Numeri 32:23).

E la Bibbia dice ancora:

 <<Poichè quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà>> (Galati 6:7).

Ma d’altra parte vediamo intorno a noi dei malvagi che sembrano prosperare, mentre i giusti soffrono.

 La Bibbia dichiara che tutto questo un giorno sarà compensato secondo la giustizia.

Un Dio d’amore può mandare un uomo all’inferno?

 Sì!

 Tuttavia non ve lo manda volentieri.

 L’uomo si condanna egli stesso rifiutando il mezzo di salvezza che Dio offre.

Attraverso l’amore e la grazia, Dio offre agli uomini un mezzo di liberazione, una strada di salvezza, una speranza ed un’anticipazione di cose migliori.

L’uomo nella sua cecità, nella sua stupidità, nella sua ostinazione, nella sua vanità e nel suo amore per i piaceri della carne rifiuta il semplice mezzo che Dio gli offre per evitare l’angoscia dell’eterno allontanamento.

Supponete d’essere ammalati e di chiamare un medico che vi prescriva una ricetta.

Supponete ora che, dopo aver riflettuto, decidiate di ignorare il suo consiglio e di rifiutare il suo rimedio.

Quando, dopo qualche giorno, egli ritornerà, sarà forse egli responsabile del vostro aggravamento?

Vi aveva prescritto un rimedio, ma l’avete rifiutato!

Nello stesso modo Iddio ha prescritto il rimedio per la malattia dell’umanità.

Il rimedio, è di nascere di nuovo, se lo rifiutiamo coscientemente, ne dobbiamo subire le conseguenze e non possiamo biasimare Iddio.

 E’ colpa di Dio se rifiutiamo? Alcuni domandano: <<Cos’è l’inferno?>>.

 Quattro termini corrispondono a quello “d’inferno”, nella Bibbia.

 1) La parola ebraica “sheol” tradotta generalmente con <<sepolcro>> o <<soggiorno dei morti>> nel Vecchio Testamento.

 Letteralmente questo termine significa uno << stato  invisibile>> ed è usato per esprimere il dolore e la distruzione.

2) La parola greca “hades” (Ades) che ha lo stesso senso di “sheol” e che appare dieci volte nel Nuovo Testamento, sempre in rapporto con il castigo ed i tormenti.

 3) La parola greca “tartaros” usata solo nella seconda epistola di Pietro 2:4 è tradotta nella versione Luzzi con <<antri tenebrosi>>.

 Tartaros” significa una torre o una prigione riempita di spesse tenebre.

 4) La parola greca “geenna” che appare undici volte nel Nuovo Testamento è presa dal nome della valle di Himmon, vicino a Gerusalemme, dove si bruciava continuamente ogni detrito e spazzatura.

 Questo termine è usato nei discorsi di Gesù.

Altri domandano: <<La Bibbia dice che c’è letteralmente del fuoco nell’inferno?>> E’ vero che la Bibbia usa la parola “fuoco” molto spesso in senso figurato.

 Tuttavia, esiste un fuoco che brucia senza consumare.

Quando Mosè vide il pruno ardente, si meravigliò nel vedere che esso non si consumava.

I tre giovani ebrei furono gettati in una fornace ardente, ma non furono consumati, infatti, neppure un capello della loro testa fu bruciato.

D’altra parte la Bibbia parla della lingua come <<infiammata dalla geenna>> (Giacomo 3:6), quando diciamo male del nostro prossimo.

 Questo non significa che una combustione nel senso letterale della parola, abbia luogo ogni volta che parliamo male del nostro prossimo; ma che il senso sia letterale o figurato, questo non cambia la realtà.

 Se non c’è fuoco, Dio utilizza allora un linguaggio simbolico per indicare qualcosa che potrebbe essere molto peggiore.

L’inferno nella sua essenza è separazione da Dio.

 E’ la morte seconda, descritta come l’allontanamento eterno e cosciente da tutto ciò che è luce, gioia, bontà, giustizia e felicità.

 La Bibbia contiene numerose e terrificanti descrizioni della spaventosa condizione nella quale l’anima si trova un minuto dopo la morte.

E’ strano vedere che gli uomini si preparano a tutto fuorchè alla morte.

Ci prepariamo per istruirci, per i nostri affari, per la nostra carriera, ci prepariamo al matrimonio, o per la nostra vecchiaia.

 Ci prepariamo per tutto ad eccezione che per il momento in cui moriremo; tuttavia la Bibbia dice che è riservato agli uomini di morire una volta sola.

La morte è un avvenimento che appare naturale all’uomo quando colpisce gli altri, ma non quando tocca lui personalmente.

La morte pone tutti gli uomini nella stessa condizione; spoglia il ricco dei suoi milioni ed il povero dei suoi stracci; calma l’avarizia e spegne il fuoco delle passioni.

Tutti vorrebbero ignorare la morte, ma tutti devono affrontarla, il principe ed il contadino, l’insensato ed il filosofo, l’assassino ed il santo.

 La morte non conosce nè limiti d’età, nè favoritismi; tutti gli uomini la temono.

 Daniel Webster racconta che verso la fine della sua vita, assistette ad un servizio religioso in un ridente villaggio di campagna.

 Il pastore era un uomo anziano, semplice e pio, dopo l’introduzione, egli si alzò, lesse il suo testo e dopo, con la più grande semplicità e serietà. disse: <<Amici miei, non possiamo morire che una volta sola>>.

Daniel Webster parlando più tardi di questo sermone disse: <<Freddi e deboli che possano sembrare queste parole a prima vista, furono per me le più impressionanti ed incisive che abbia mai udito>>.

 E’ facile pensare che gli altri abbiano appuntamento con la morte, ma è difficile ricordare che noi stessi dobbiamo rispondere a quest’appello.

 Quando vediamo dei soldati partire per il fronte, o leggiamo della condanna di un prigioniero, o visitiamo un amico mortalmente colpito, siamo coscienti che una certa solennità regna intorno a queste persone.

La morte è decisiva per tutti e l’epoca della sua venuta, non è che questione di tempo.

Ci sono altri appuntamenti nella vita, appuntamenti di affari o di piacere, che possiamo senza grande pericolo trascurare o rinviare, ma c’è un appuntamento che nessun uomo può rinviare.

L’uomo incontra la morte una sola volta, ma deve incontrarla.

Se la morte fisica fosse l’unica conseguenza di una vita vissuta lontano da Dio, non avremmo tanta paura, ma la Bibbia dice che vi è una seconda morte che è l’allontanamento eterno da Dio.

C’è tuttavia, un aspetto più luminoso; come la Bibbia annunzia l’inferno per il peccatore, così promette il cielo per quelli che sono giustificati.

Il  soggetto del cielo è più facile ad accettarsi che quello dell’inferno, ma, d’altra parte la Bibbia parla di tutte e due.

Se voi cambiate casa, desiderate sapere tutto sui vicini del vostro nuovo appartamento, se cambiate località, desiderate conoscere tutto della nuova città che abiterete; i suoi trasporti, le sue industrie, i suoi parchi, le sue scuole.

 Ora, poichè noi andremo a trascorrere l’eternità in qualche luogo, dovremo sapere qualcosa di esso.

Le informazioni intorno al cielo si trovano nella Bibbia ed è normale che ne parliamo e ci pensiamo.

Quando si parla del cielo la terra diviene triste ed oscura al suo confronto.

 I nostri pensieri, i nostri problemi, ci appaiono meno importanti quando abbiamo una visione sicura del futuro.

In un certo senso, il Cristiano già sulla terra gioisce del cielo, ha la pace dell’anima, la pace della coscienza e la pace con Dio.

 Nel mezzo delle prove e delle difficoltà, egli può sorridere, c’è dello slancio nel suo cammino, della gioia nella sua anima ed un sorriso sul suo viso.

 Ma la Bibbia promette anche un cielo per la vita futura al credente.

 Qualcuno domandò un giorno a John Quincy Adams che aveva allora 94 anni, come si sentisse, rispose: <<Completamente bene, completamente bene, ma il corpo nel quale vivo non va bene>>.

 Anche se il corpo nel quale viviamo è ammalato e debole, possiamo realmente sentirci forti e sicuri se siamo Cristiani.

 Gesù ci ha insegnato che esiste un cielo.

Molti passi potrebbero essere citati, ma il più descrittivo è certamente quello di Giovanni 14:2.

<<Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore, se no, ve l’avrei detto; io vo a prepararvi un luogo, e quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e v’accoglierò presso di me, affinchè dove sono io, siate anche voi, e del dove io vo sapete anche la via>>.

 Paolo credeva così fermamente al cielo che poteva dire:

 <<Ma siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e di abitare col Signore>> (2Corinzi 5:8).

Quanto è diversa la prospettiva di un Cristiano da quella dell’agnostico Bob Ingersoll, per esempio che, diceva, sulla tomba di suo fratello:

<<La vita è un velo fra le due eternità. Ci sforziamo di guardare al di là di queste altitudini, gridiamo, ma la sola risposta è l’eco dei nostri lamenti>>.

 L’Apostolo Paolo dice sempre: <<Noi sappiamo>>, <<Noi siamo certi>>, <<Noi siamo sempre certi>>.

La Bibbia dice che Abramo: <<Aspettava la città che ha i veri fondamenti e il cui architetto e costruttore è Dio>> (Ebrei 11:10).

 Molti domandano: <<Credete che il cielo sia veramente un luogo?>>.

 Sì! Poichè Gesù ha detto: <<Io vo a prepararvi un luogo>>.

 La Bibbia dice che Enoc ed Elia salirono col corpo, in senso letterale, verso un luogo reale tanto quanto Parigi, Londra, Algeri!

<<Dov’è il cielo?>>, si domanda ancora.

La Bibbia non ci dice dove si trovi il cielo.

 Alcuni hanno creduto di poter affermare, ravvicinando alcuni passi della Bibbia, che il cielo si trovi a Nord.

 Essi citano il Salmo 48 versetto 2: <<Bello si erge, gioia di tutta la terra, il monte Sion, dalle parti del Settentrione, bella è la città del gran re>>.

E’ interessante vedere che Dio dette a Mosè l’ordine di spargere il sangue del sacrificio a Nord dell’altare, in direzione di Dio.

 Il polo magnetico è a Nord, forse la città celeste è a Nord, noi non lo sappiamo, ma dove sia il cielo non importa granchè, esso sta dove si trova Cristo.

 La Bibbia ci dice che questo paese sarà magnifico, lo descrive come <<una città>>, <<una patria celeste>>, <<un edificio…eterno nei cieli>>, <<una eredità>>, <<una gloria>>.

<<Ci riconosceremo in cielo?>>. La Bibbia dice molte volte che ci riuniremo con tutti quelli che ci hanno preceduti.

 Altri dicono: <<Credete che i fanciulli saranno salvati?>>.

La Bibbia afferma che Dio non renderà un fanciullo responsabile dei suoi peccati prima che abbia raggiunto l’età della ragione, fino a quel momento i suoi peccati saranno coperti dall’espiazione.

 La Bibbia dice anche che in cielo noi avremo una grande comprensione e conoscenza delle cose che non abbiamo mai imparato sulla terra.

Isaac Newton, divenuto vecchio, diceva ad un uomo che lodava la sua saggezza: <<Sono come un fanciullo lungo la riva del mare, che raccoglie una pietra qua, una conchiglia là, ma davanti al quale continua ad estendersi il grande oceano sconosciuto della verità>>.

Thomas Edison diceva una volta:<<non conosco, di qualsiasi cosa, neppure la milionesima parte>>.

Numerosi misteri, le sofferenze, le prove, le tragedie, le delusioni ed il silenzio di Dio in mezzo alla sofferenza, ci saranno spiegati lassù.

 <<Ma che faremo in cielo?>>, ci domandano altri.

<<Saremo semplicemente a riposo, gioiendo dei piaceri della vita?>>.

No! La Bibbia dice che serviremo Iddio, che vi sarà del lavoro da compiere per Lui, che passeremo molto tempo a lodarLo.

La Bibbia dice: <<E non ci sarà più alcuna cosa maledetta, e in essa sarà il trono di Dio e dell’Agnello, i suoi servitori gli serviranno>> (Apocalisse 22:3).

 Questo sarà un tempo di gioia, di servizio, di canti e di lode a Dio.

Infine, la Bibbia insegna che, essere assenti nel corpo vuol dire essere presenti con Dio.

 Nel momento in cui muore, un credente va subito nella presenza di Dio.

 Là, la sua anima attende la resurrezione, per mezzo della quale sarà di nuovo unita al corpo.

Molte persone domandano:

<<Com’è possibile che un corpo decomposto o incenerito possa risuscitare?>>.

I saggi hanno provato che nessun atomo si perde sulla terra.

Dio, che fece i corpi alla creazione, può riunirne di nuovo tutti gli atomi ed il corpo risuscitato si unirà all’anima.

 Questo corpo nuovo però, sarà un corpo glorificato, simile a quello di Cristo.

Sarà un corpo eterno che non conoscerà più lacrime, afflizione, tragedie, malattie, sofferenze e morte.

Noi troviamo qua la descrizione di due mondi eterni.

Ogni figlio di Adamo andrà nell’uno o nell’altro.

Molti misteri li circondano entrambi, ma allusioni e riferimenti nella Bibbia, sono sufficienti a mostrarci che l’uno sarà un mondo di tormenti e di sofferenze e l’altro un mondo di luce e di gloria.

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