"…aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza…" (2Pietro 1:5)

Il Ravvedimento (tratto da…)

Pace con Dio

(di Billy Graham)

“Il Ravvedimento” 

<<Vi sarà in cielo più allegrezza per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di ravvedimento>>.

(Luca 15:7)

Abbiamo visto che Gesù chiede una conversione.

 Abbiamo anche visto che le tre fasi della conversione sono; il pentimento, la fede e la rigenerazione.

L’ ordine nel quale appaiono può variare, ma esse si producono generalmente nello stesso tempo, ne siamo o no coscienti.

Se il pentimento potesse essere descritto in una parola, direi che esso significa rinunciare.

Rinunciare a che cosa? Domanderete. Anche la risposta può riassumersi in una parola; al peccato.

La Bibbia ci insegna, come abbiamo già visto, che il peccato è la trasgressione della legge.

Il peccato è la negazione dell’autorità di Dio ed il rifiuto di ubbidirgli.

 Il peccato è il principio malvagio che sorse nel giardino di Eden quando Adamo ed Eva furono tentati e caddero.

 Dopo il disastro di Eden, questo virus ha infettato tutti gli uomini, poichè “tutti hanno peccato” e “non c’è nessuno che faccia il bene; neppure uno”.

Il peccato ha distrutto le nostre relazioni con Dio e, conseguentemente, ha compromesso i nostri rapporti con il nostro prossimo e con noi stessi.

 Noi non sapremmo avere la pace con Dio, la pace col nostro prossimo e la pace con noi stessi prima che sia fatto qualcosa a proposito di questa “abominazione che Dio odia”.

Ci è detto che, non soltanto dobbiamo rinunciare al principio del peccato, ma ai peccati (al plurale).

Dobbiamo rinunciare al mondo, alla carne ed al diavolo; non vi può essere nessuna discussione, nessun compromesso, nessuna esitazione.

 Cristo domanda una rinunzia completa.

Anche qui però, interviene il principio dell’amore, poichè quando si ama Gesù Cristo, con tutto il cuore, si perde ogni desiderio di fare le cose che Egli detesta ed odia.

Rinuncerete a tutti i peccati della vostra vita quando, per fede, capitolerete davanti a Lui.

Conseguentemente, ravvedimento e fede vanno insieme, non potete pentirvi sinceramente se non avete la fede che salva, e non potete avere la fede che salva, se non vi pentite sinceramente.

Il primo sermone che Gesù predicò era così concepito: <<Ravvedetevi, perchè il regno dei cieli è vicino>> (Matteo 4:17).

Era Dio che parlava attraverso il Suo Figliuolo.

Gesù venne con un cuore pieno di amore e di comprensione, ma cominciò subito ad insistere sulla colpevolezza ed i peccati dell’umanità.

 Esortò gli uomini a riconoscere i loro errori ed a lasciare le loro empietà, si rifiutò di transigere con l’iniquità, insistette sulla necessità di un giudizio di se stessi e di un cambiamento radicale.

Mostrò loro che dovevano modificare la propria attitudine prima che Egli potesse rivelare il Suo amore, la Sua grazia e la Sua misericordia.

Un giorno fu riferito a Gesù quello che era capitato ad alcuni Galilei di cui Pilato aveva mescolato il sangue con quello dei loro sacrifici.

 Gesù rispose: <<Pensate voi che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei…? No, vi dico, ma se non vi ravvedete, tutti similmente perirete. O quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate voi che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi ravvedete, tutti al par di loro perirete>> (Luca 13:2 a 5).

Gesù ha dichiarato che il castigo è lo stesso per tutti gli uomini, che siano uccisi da un atto di violenza, da un incidente o che muoiano di morte naturale, salvo che si siano rivolti a Dio pentendosi, sono perduti.

Sappiamo che la salvezza è basata completamente sulla grazia di Dio.

Abbiamo già visto che i sacrifici, i riti e le opere della legge non sono state mai capaci di salvare una sola anima.

La Bibbia dice che nessun uomo è giustificato dalla legge agli occhi di Dio.

Essa dichiara: <<Il giusto vivrà per fede>> (Romani 1:17).

 Giona predicò il pentimento a Ninive, fino a quando Ninive si pentì.

Ezechiele predicò il pentimento quando diceva: <<Perciò, io vi giudicherò ciascuno secondo le sue vie, o casa d’Israele! dice il Signore, l’Eterno. Tornate, convertitevi da tutte le vostre trasgressioni e non avrete più occasione di caduta nell’iniquità”>> (Ezechiele 18:30).

Il grande messaggio di Giovanni Battista era il pentimento: <<Ravvedetevi poichè il regno dei cieli è vicino>> (Matteo 3:2).

Il ravvedimento è menzionato settanta volte nel Nuovo Testamento, Gesù disse: <<Se non vi ravvedete, tutti al par di loro perirete>>.

Nel giorno della Pentecoste Pietro predicò in questi termini: << Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati>> (Atti 2:38).

Paolo anche predicava il pentimento: <<…come io non mi sono tratto indietro dall’annunziarvi e dall’insegnarvi, in pubblico e per le case, cosa alcuna di quelle che vi fossero utili, scongiurando Giudei e Greci a ravvedersi dinanzi a Dio e credere nel Signor nostro Gesù Cristo>> (Atti 20:20,21).

La Bibbia afferma che Dio esige il pentimento: <<Iddio dunque, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, fa ora annunziare agli uomini che tutti, per ogni dove, abbiano a ravvedersi>> (Atti 17:30).

E’ un comandamento, un imperativo. <<Ravvedetevi o perirete!>>. Vi siete pentiti? Ne siete sicuri?

Che cosa intende Gesù con la parola “ravvedimento?”

Perchè questo termine si ripete continuamente attraverso la Bibbia?

Il dizionario vi dà la seguente definizione: “Dispiacere che si ha dei nostri peccati”.

Il ravvedimento, nel senso biblico della parola, significa cambiare, volgersi. Questo rappresenta una potenza, un’azione, una rivoluzione completa dell’individuo.

Quando la Bibbia ci chiama al pentimento, significa che dobbiamo fare dietro-front e dirigerci nella direzione opposta al peccato ed a tutto quello che esso implica.

 Gesù pronunciò la parabola del figliuol prodigo per spiegare chiaramente quello che intendeva con la parola ravvedimento.

Quel figliuol prodigo si pentì, non si contentò di piangere sui suoi peccati, non restò passivo ed esitante, non rimase con i suoi porci, ma si alzò e li lasciò!

 Diresse i suoi passi verso un’altra direzione, cercò suo padre e si umiliò davanti a lui ed allora ricevette la sua ricompensa.

Molti Cristiani moderni hanno perduto di vista quello che la Bibbia intende per ravvedimento, essi pensano che pentirsi significhi press’a poco scuotere la testa sui propri peccati dicendo: “Mi dispiace di aver fatto questo!” per poi continuare a vivere come hanno sempre fatto.

Il vero pentimento significa cambiare, volgersi, prendere una nuova direzione, non basta rammaricarsi.

Giuda fu roso dal rimorso, ne soffrì, ma non si pentì.

 Neppure una riforma è sufficiente, qualsiasi tortura infliggiate al vostro corpo, qualsiasi prova facciate subire al vostro spirito, il Dio onnipotente non sarà soddisfatto, le vostre iniquità furono espiate da Cristo sulla croce, è là che Egli subì la punizione per il peccato, qualunque sia la sofferenza che ci imponiamo, essa non ci porterà al pentimento.

Non vi arriveremo nemmeno lamentandoci, molti predicatori insegnano che per pentirsi bisogna lamentarsi per un po’ di tempo per essere pronti a ricevere la salvezza.

Un predicatore Cristiano, uomo molto intelligente, mi ha raccontato che al momento della sua conversione, il pastore e l’uditorio aspettavano da lui una tale manifestazione della sua emozione, che questo quasi gli impedì di andare a Dio.

 La emozione psichica, creata in certe riunioni di risveglio, è stata una pietra di inciampo per molte persone che cercavano Iddio sinceramente.

 Il tipo di pentimento cui mi riferisco, invece, è il pentimento biblico, che influenza nello stesso momento l’intelligenza, il cuore e la volontà.

E’ necessario che vi sia prima di tutto una conoscenza del peccato, la Bibbia dice: <<Difatti tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio>> (Romani 3:23).

 Quando Isaia fu convinto dei suoi peccati gridò: <<Ahi, lasso me,…io sono un uomo dalle labbra impure>> (Isaia 6:5).

Quando Giobbe fu cosciente di essere un peccatore, dichiarò: <<Perciò mi ritratto e mi pento>> (Giobbe 42:6).

 Pietro, convinto dei suoi peccati, disse: <<Son uomo peccatore>> (Luca 5:8).

Paolo, infine, si definisce egli stesso come il primo dei peccatori (1Timoteo 1:15).

 E’ lo Spirito Santo che produce questa convinzione.

 Il pentimento non può prodursi realmente senza che prima lo Spirito Santo agisca nel cuore e nello spirito, lo Spirito Santo può servirsi delle preghiere di una madre, del sermone di un pastore, di una trasmissione Cristiana o della morte di una persona cara, per determinare questo necessario pentimento, ho visto tuttavia, in qualche riunione, degli uomini tremare sotto questa convinzione, ma non pentirsi dei loro peccati, è possibile essere convinti di peccato, è possibile anche versare delle lacrime per esso e tuttavia non pentirsi.

Il pentimento comporta anche una emozione, come ogni vera esperienza religiosa.

Paolo dice che c’è una tristezza secondo Iddio che produce il pentimento, alcuni hanno orrore di ogni emozione al punto di dubitare di ogni conversione che non abbia avuto luogo in un frigorifero, certo, l’emozione ricercata come fine a se stessa, è pericolosissima, ma ciò non esclude l’emozione vera nè il sentimento profondo.

Il grande predicatore inglese W.E. Sangster disse, nel suo libro “Let Me Commend”:

“L’uomo che lancia dei gridi di entusiasmo durante un incontro di calcio, ma che parla dei pericoli dell’emozione e non può sopportare che un peccatore pianga alla croce, merita poca attenzione”.

Infine, il ravvedimento tocca la volontà, è nella volontà che si trova il centro del vero pentimento, vi deve essere decisione per abbandonare il peccato, per cambiare attitudine verso se stessi, per cambiare sentimenti, volontà, disposizioni ed intenzioni.

Solo lo Spirito Santo può spingervi a prendere la decisione necessaria per un vero pentimento, questo significa di più della preghiera della fanciullina che diceva: <<Rendimi gentile, ma non completamente, sufficientemente buona perchè non sia picchiata>>.

Centinaia di persone hanno il loro nome scritto nel registro di chiesa, vanno in chiesa quando loro piace, danno del denaro alla loro comunità, e sostengono le sue attività, usano un linguaggio Cristiano, e molti fra loro possono citare un numero notevole di versetti biblici, ma non si sono mai realmente pentiti, hanno un’attitudine completamente passiva verso la religione, si volgono verso Dio e pregano quando sono in difficoltà, ma, per il resto del tempo, non pensano molto a Lui.

La Bibbia dice che, quando una persona va a Cristo, si determina in lui un cambiamento che influenza tutti i suoi atti, non c’è un solo versetto nella Bibbia che indichi che si possa essere Cristiani e vivere come si vuole.

Quando Cristo entra nel cuore, domanda di esserne il Signore ed il maestro, esige una capitolazione completa, domanda il controllo delle facoltà intellettuali, esige che il corpo sia sottomesso a Lui ed a Lui solo, reclama i talenti e le capacità, esige che ogni cosa sia compiuta nel Suo nome.

Nei nostri giorni molti Cristiani rinuncerebbero più volentieri alla loro chiesa che al loro frigorifero, e se dovessero scegliere fra un buon viaggio ed il versamento di un contributo per la costituzione di una scuola domenicale, è facile capire quale sarebbe la decisione che prenderebbero.

Migliaia di pesunti Cristiani pongono il loro danaro ed i loro conforti al disopra degli insegnamenti di Cristo, possiamo trovare il tempo per ridere al cinema, per andare ad un incontro di calcio e di boxe, ma non per servire il Signore, possiamo economizzare il danaro per l’acquisto di una casa o di un apparecchio televisivo più grande, ma non possiamo pagare la decima.

Questa è idolatria.

E’ necessario che questo cambi, noi disprezziamo i pagani e gli adoratori degli idoli, ma la sola differenza fra loro e noi è che le nostre immagini sono coperte di cromo e metallo inossidabile, che esse possiedono dei termostati invece di avere degli occhi di pietre preziose, ed oltre a questo, noi le adoriamo e pensiamo che la vita sarebbe impossibile senza di esse.

Gesù vuole essere il Signore di tutte le cose, vuole che Gli offriate tutto quello che concerne la vostra vita sociale, la vostra vita in famiglia, i vostri affari, deve avere il primo posto in tutto quello che fate, pensate o dite poichè da quando vi siete pentiti, voi vi siete rivolti a Dio per ogni cosa.

 Cristo ci ha avvertito che non ci riceverà nel Suo regno fino a quando non saremo pronti ad abbandonare ogni cosa ed a rinunciare al peccato nella nostra vita.

Non cercate di farlo solo in parte, non dite: “Abbandonerò certi peccati e ne conserverò altri, consacrerò una parte della mia vita a Gesù e l’altra ai miei desideri”.

No, Gesù esige una capitolazione completa, al cento per cento, che Egli ricompenserà in seguito cento volte di più, non aspettate però che vi accordi una ricompensa se voi capitolate al cinquanta per cento!

 Non è così che Dio compie le Sue meraviglie! Egli vuole un abbandono totale.

Quando avrete deciso di rinunciare al peccato e di dare tutto a Cristo, voi avrete fatto un passo di più verso la pace con Dio.

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