"…aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza…" (2Pietro 1:5)

La Fede (tratto da…)

Pace con Dio

(di Billy Graham)

“La Fede”

<<Poichè gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è  in virtù d’opere affinchè niuno si glori>>

(Efesini 2:8 e 9)

Noi siamo pronti adesso a fare un passo in più verso la ricerca della pace con Dio.

Siete pronti adesso ad abbandonare la vostra vita passata ed i vostri peccati.

Desiderate che questo cambiamento abbia luogo nella vostra vita.

 Non vi allontanate più da Dio ma vi avvicinate al Suo amore, alla Sua misericordia, alla Sua protezione.

Avete preso la vostra decisione, avete scelto la vostra via, difficile che sia.

Avete scelto la strada che Mosè prese 3500 anni fa, quando rinunziò al trono d’Egitto e si decise a vivere per Dio.

 Mosè aveva quarant’anni quando prese questa grande decisione, quando arrivò alla conclusione che fede e verità accompagnate da sofferenze e difficoltà, erano da preferirsi alla ricchezza ed alla gloria senza l’amore di Dio, sono stati pochi uomini nella storia a prendere una decisione così difficile.

 Mosè era un uomo di grande cultura, ricco ed eminente, come figlio della figlia del Faraone, era abituato a tutti gli onori e ad ogni lusso e privilegio, il trono del paese più ricco, più potente e più misterioso ed affascinante del suo tempo era a sua disposizione.

La Bibbia dice che, nonostante ciò,

 “Per fede Mosè, divenuto grande rifiutò d’essere chiamato figliuolo della figliuola di Faraone, scegliendo piuttosto d’essere maltrattato col popolo di Dio, che di godere per breve tempo i piaceri del peccato; stimando egli il vituperio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perchè riguardava alla rimunerazione. Per fede abbandonò l’Egitto, non temendo l’ira del re, perchè stette costante, come vedendo Colui che è invisibile” (Ebrei 11:24 a 27).

E’  ben detto che egli “rifiutò” e che “abbandonò”, infatti è questo il vero pentimento.

E’ detto poi che fece ciò per “fede”.

 La fede è, infatti, il passo successivo.

Mosè non prese la sua decisione in un momento di emozione che certi psicologi pretendono necessaria per una esperienza religiosa.

 Non fu spinto dall’insuccesso poichè egli non era un fallito nè un incostante.

Mosè non scelse la strada di Dio come un compenso per tutti i vantaggi che la vita gli aveva rifiutato, non si rivolse alla vita religiosa per noia o per apatia, non cercò l’interesse, la distrazione, i divertimenti.

Gli argomenti che si citano molto spesso come determinanti nella ricerca della vita con Dio, non prevalsero nel caso di Mosè.

Nulla lo forzava a fuggire la carne ed il diavolo, lo fece per sua libera scelta.

Mosè non era certo un debole di spirito o di volontà, non era un ragazzo legato alla sicurezza di un ordine stabilito, non era una nullità ricercante la celebrità ed il prestigio, non aveva nessuna delle aspirazioni alle quali, quelli che si burlano della religione attribuiscono il bisogno della salvezza.

 I beni di Mosè sorpassavano perfino quelli che la maggior parte degli uomini sognavano di possedere e tuttavia, avendo un giudizio maturo, nel vigore degli anni volse le spalle alla ricchezza, alla sua posizione sociale, alla stima, e scelse la fede in Dio.

Ogni volta che sento dire che solo i disperati, gli abbandonati e gli incompresi cercano la consolazione nella religione, penso a Mosè.

 Ho constatato che quando degli uomini e delle donne sensate non vogliono accettare Cristo come loro Signore e maestro, non lo fanno perchè la dottrina Cristiana non piaccia loro intellettualmente, ma perchè cercano di evitare le responsabilità e gli obblighi richiesti dalla vita Cristiana.

E’ il loro cuore più che la loro intelligenza, per quanto brillante, che li separa da Cristo.

 Non vogliono sottomettersi ed abbandonare ogni cosa a Cristo.

Mosè considerò con cura le esigenze e gli obblighi inerenti alla religione, comprese che se voleva accettare Dio, doveva sacrificare quello che gli uomini in genere hanno di più caro.

 Non fece un esame affrettato.

 Non arrivò a delle conclusioni affrettate, sotto l’impulso di una emozione, ma sapeva bene quello che era in giuoco e prese la sua decisione nel pieno delle sue facoltà mentali.

La sua scelta finale non fu un esperimento temporaneo, nè scelse la fede come una soluzione provvisoria.

 Si trattava di una convinzione riflettuta, con uno scopo preciso, una convinzione che non poteva essere abbattuta nè da rovesci di fortuna, nè da privazioni di lunga durata.

Ebbe cura di tagliare tutti i ponti che avrebbero potuto rendere possibile un suo ritorno alla vecchia posizione.

Quando Mosè ebbe questa grande crisi, a quarant’anni, si affidò senza riserve, per tutto e per sempre, a Dio ed ai Suoi voleri.

Quanto diversa fu questa decisione da quella di Gamaliel Bradford che, verso la fine ddella sua vita, diceva:

“Non oso leggere il Nuovo Testamento per paura di svegliare in me una tempesta di angoscia, di dubbio e di paura, scoprendo che ho preso una falsa strada e che ho tradito Iddio”.

Mosè non conobbe questa paura e nemmeno voi avrete più paura se vi volgerete verso Cristo, ora, per fede.

Non dite, volgendovi verso di Lui “proverò il Cristianesimo per un po’ di tempo, se andrà bene continuerò, altrimenti avrò ancora il tempo di scegliere un’altra maniera di vita”.

Quando venite a Cristo, tutti i ponti devono essere tagliati dietro a voi, senza avere alcun pensiero di poter ritornare indietro.

 Cristo domanda una rinunzia ed una devozione assoluta.

Gesù ha detto: “Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi riguardi indietro, è adatto al regno di Dio” (Luca 9:62).

Mosè fece la sua scelta decisiva quando era al bivio della strada della vita.

La sua intelliigenza critica valutò tutti i fatti in rapporto alla sua decisione, considerò largamente ed attentamente ognuna delle strade fino alla fine, valutò il pro ed il contro, e solo allora si decise a porre la sua fiducia in Dio.

Guardò, prima di tutto la strada larga, luminosa, colma di potenza e di lusso, piena di ricchezza e di gioia, ricca di quello che il mondo chiama piacere, era una strada familiare e che conosceva bene, l’aveva percorsa per quarant’anni, ma sapeva che essa finiva con la distruzione, sapeva che essa poteva portare solo all’inferno.

Mosè considerò anche l’altra strada, stretta e la più difficile da seguire, ne vide le difficoltà, le afflizioni, le umiliazioni e gli scoraggiamenti, vide le prove, le preoccupazioni e le pene, ma le vide per fede, vide anche il trionfo e la ricompensa della vita eterna.

 Un uomo di minore giudizio ed esperienza di Mosè, sarebbe stato tentato di prendere la prima strada, l’Egitto era allora la più grande potenza della terra, disponeva della fertile valle del Nilo, il granaio del mondo, i suoi eserciti erano invincibili, le sue scuole e le sue università divennero un modello per i secoli che seguirono.

Pochi fra noi sono chiamati ad abbandonare, per Dio, tante cose come Mosè.

 Pochi sono chiamati a resistere a tentazioni così disparate.

Pochi hanno a loro disposizione tanto lusso e piaceri terrestri ed anche la Bibbia riconosce che c’è un piacere nel peccato, ma è un piacere momentaneo, il piacere scompare e non lascia alcuna consolazione nella sua scia.

Le grandi fortune erano rare ai tempi di Mosè e pochi uomini, in effetti, ebbero, come lui, la prospettiva di divenire l’uomo più ricco del mondo, scegliendo Iddio, Mosè ebbe una grande ricompensa.

 Oggi è più facile ammassare delle grandi fortune.

Nel 1923, quando l’accumulare ricchezze era l’interesse primo degli uomini d’affari in America, alcuni fra i più grandi finanzieri del mondo si riunirono all’Hotel Edgewater Beach a Chicago, anche in quegli anni favolosi dal ’20 al ’30, questa riunione costituiva uno spettacolo impressionante di ricchezza e di potenza, alla stessa tavola erano seduti il presidente della più grande compagnia di servizi pubblici, un grande speculatore di grano, il presidente della borsa di New York, un membro di gabinetto degli Stati Uniti, il più grande commerciante di Wall Street, il presidente di una banca internazionale, ed infine il direttore del più potente monopolio del mondo.

Questi otto uomini controllavano una ricchezza maggiore di quella del tesoro degli Stati Uniti, la storia del loro successo era conosciuta da ogni scolaro, essi erano il modello che si cercava di imitare, i giganti della finanza e dell’industria americana!

Nel 1923 il successo di questi uomini, largamente commentato, era straordinario, infiammavano l’immaginazione, eccitavano l’invidia e spingevano altri uomini all’imitazione, ma nel 1923 la loro storia non era conosciuta che a metà, gli ultimi capitoli non erano stati ancora scritti.

Nel momento in cui questi otto uomini erano seduti insieme nell’albergo di Chicago, ciascuno di essi si trovava, nella sua vita individuale, nel punto in cui si trovò Mosè quando fece la sua scelta all’incrocio delle strade, due strade si aprivano davanti a loro, erano forse delle strade che non potevano vedere e di cui non si occupavano, si erano incamminati ciecamente sulla strada larga.

 Oggi la loro storia è terminata e noi ne conosciamo gli ultimi capitoli, possiamo rivedere la loro vita, proprio come possiamo rivedere quella di Mosè e vediamo quale decisione fu la migliore.

 Charles Schwab, presidente della compagnia dell’acciaio, visse gli ultimi anni della sua vita con danaro prestato e morì senza un soldo.

 Arturo Cutten, il più grande speculatore di grano, morì all’estero, insolvente.

Richard Whitney presidente della borsa di New York, espiò una pena nel penitenziario di Sing-Sing.

Albert Paul, membro del governo, fu graziato dalla prigione perchè potesse morire a casa sua.

Jessie Livermore, “l’orso” di Wall Street, Leon Frazer, presidente della banca internazionale e Ivon Kreuger, il capo del più potente monopolio del mondo, si suicidarono!

Questi uomini possedevano danaro, potenza, celebrità, prestigio, intelligenza e cultura, ma a tutti loro mancava la sola qualità che potesse dare alla vita il suo vero significato ed il suo scopo.

Mancava loro la fede, la cosa essenziale alla vita ed alla dottrina del Cristiano e che rende possibile la conversione e la rigenerazione reale.

 Essi si rifiutavano di credere.

Questi uomini non avevano la fede, o, se l’avevano, si rifiutavano di agire in conseguenza, quanto sarebbero stati diversi molti capitoli della loro vita se avessero potuto contare la fede in Cristo fra i loro tesori!

Notate che fu per fede che Mosè rinunziò alla ricchezza d’Egitto.

Fu la sua fede che gli fece comprendere che anche se avesse dovuto soffrire privazioni e umiliazioni per tutto il resto della sua vita terrena, avrebbe ricevuto, in fin dei conti, il più grande dei doni, “la vita eterna”.

Uomini come Cutten e Schwab avrebbero potuto pensare che Mosè era un pazzo, avrebbero certamente detto: “Tu sai quello che possiedi in Egitto, tu sai che cosa potrebbe fare un uomo della tua tempra dirigendo quella ricchezza e quella potenza, giuoca la tua carta e l’Egitto governerà il mondo. Puoi eliminare tutti gli altri paesi dal mercato degli affari, puoi sbarazzarti di tutti i concorrenti e dirigere l’economia mondiale a tuo gradimento!”.

 Era questa la loro maniera di pensare e di agire, era in questa maniera che avevano ammassato quasi tutta la loro fortuna, si sarebbero burlati di una persona credente in Dio e avente fede in Gesù Cristo, avrebbero detto: “La fede non è un buon affare, è passata di moda”.

 La Bibbia insegna che la fede è il solo accesso presso Iddio:

<<Poichè chi s’accosta a Dio deve credere ch’Egli è, e che è il rimuneratore di quelli che lo cercano>> (Ebrei 11:6),

 dice anche che la fede piace a Dio più di ogni altra cosa: <<Or senza fede è impossibile piacergli>> (Ebrei 11:6).

 Degli uomini in tutto il mondo si torturano, si adornano con abiti strani, sfigurano il loro corpo, si privano delle necessità della vita, passano molto tempo in preghiera ed in sacrifici personali nell’intenzione di rendersi graditi a Dio.

 Queste cose potrebbero anche essere tutte buone e belle, ma la cosa più grande che possiamo fare per piacere a Dio è quella di credere in Lui.

Potrei andare verso un amico ed adularlo, ma se, dopo questo, gli dichiarassi che non ho fiducia in lui, tutti i miei complimenti non avrebbero alcun senso, lo avrei esaltato per abbassarlo dopo.

La maniera più sicura per piacere a Dio, è di credere nella Sua Parola,

 Gesù implorava quasi per ottenere la fede dai Suoi uditori, quando diceva:

<<Credetemi che io sono nel Padre e che il Padre è in me, se no, credete a cagion di quelle opere stesse>> (Giovanni 14:11).

 La Bibbia dichiara che la fede è assolutamente necessaria.

 “Ma allora, voi direte, che cos’è la fede per essere così importante? Che cosa intendete per fede? Come posso sapere se la mia fede è autentica? Quanta fede devo avere?”.

Consideriamoli uno per volta.

 La Bibbia ripete continuamente che dobbiamo ottenere la salvezza per fede:

<<Credi nel Signor Gesù e sarai salvato tu e la casa tua>> (Atti 16:31).

<<Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figliuoli di Dio, a quelli cioè, che credono nel suo nome>> (Giovanni 1:12).

<< E per mezzo di Lui, chiunque crede è giustificato di tutte le cose, delle quali voi non avete potuto essere giustificati per la legge di Mosè>> (Atti 13:39).

<<Mentre a chi non opera ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli è messa in conto di giustizia>> (Romani 4:5).

<<Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore>> (Romani 5:1).

 <<Ma noi non siamo di quelli che si traggono indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per salvare l’anima>> (Ebrei 10:39).

<<Poichè gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio>> (Efesini 2:8).

 Siamo noi veramente salvati per fede?

 No, siamo salvati per grazia mediante la fede.

La fede è semplicemente il canale per mezzo del quale riceviamo la grazia di Dio.

 E’ la mano tesa che riceve il dono del Suo amore.

In Ebrei 11:1 leggiamo: <<Or la fede è la certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono>>.

 Avere fede significa abbandonarsi, capitolare, arrendersi.

 La fede è una fiducia totale ed assoluta.

Non sono mai stato al Polo Nord, e tuttavia credo che esso esiste, come lo so? Lo so perchè qualcuno me lo ha detto, ho letto qualcosa in merito, su un libro, ho visto una carta in un libro di geografia ed ho fiducia negli uomini che hanno scritto questi libri. Accetto per fede.

La Bibbia dice: <<Così la fede viene dall’udire, e l’udire si ha per mezzo della Parola di Cristo>> (Romani 10:17).

Noi crediamo quello che Dio ci ha detto in merito alla salvezza. L’accettiamo senza discussione.

La fede non è una virtù misteriosa e particolare che bisogna cercare di acquistare, Gesù ci dice che dobbiamo divenire come dei piccoli fanciulli, nella stessa maniera  con cui questi mettono la loro fiducia nei genitori, noi dobbiamo mettere la nostra fiducia in Dio.

Supponiamo che io guidi la mia auto a cinquanta chilometri all’ora su una strada che sale sulle alture di una collina, mi fermerò, scenderò dalla mia macchina, salirò a piedi fino alla cima della collina per vedere se la strada continua?

 No,  perchè avrò fiducia nell’ente che si occupa delle strade ed allora avanzerò ad una velocità normale, convinto che la strada continui, anche se non la posso vedere, l’accetterò per fede, è la stessa cosa per la fede in Cristo.

 Come il pentimento, anche la fede contiene tre elementi.

Ci dovrà essere prima di tutto una conoscenza di quello che Dio ha detto, per questo è importante che leggiate la Bibbia e conosciate i suoi insegnamenti concernente la salvezza dell’anima.

Certamente è sufficiente, per essere salvati, che riconosciate di essere dei peccatori e che Cristo è morto per voi, è perfino sufficiente conoscere Giovanni 3:16.

Molti si sono convertiti con meno, tuttavia per una questione così importante, bisogna che siate informati il più possibile, la Bibbia è il solo mezzo per il quale possiate sapere quello che riguarda la salvezza.

Molti dicono: “Non capisco troppo cose della Bibbia e perciò non tento neppure di leggerla”.

 Non è questa un attitudine saggia, vi sono molte cose nella Bibbia che non capisco, il mio spirito limitato non potrà mai sapere tutto dell’infinito, non capisco però neppure quello che riguarda la televisione, ma non per questo mi rifiuto di usarla.

L’accetto per fede.

 Inoltre, Dio non domanda l’impossibile.

 Non domanda che, per convertirci, ci lanciamo nel buio, la fede in Dio è basata sulla maggiore prova che ci sia : “La Bibbia”.

 Anche se non comprendete tutto, potete crederlo, perchè procede da Dio.

Uno dei primi attacchi del diavolo verso l’uomo, tendeva a farlo dubitare della Parola di Dio, se voi cominciate a dubitare ed a mettere in dubbio la Bibbia, allora le difficoltà sopraggiungeranno.

Quello che dovete sapere prima di tutto è che siete dei peccatori e che Egli è risuscitato per la vostra giustificazione.

 La morte, la sepoltura e la resurrezione del Cristo sono il cuore stesso dell’Evangelo, questo è il minimo che dobbiamo credere ed accettare per convertirci.

Vi sono poi le “emozioni”, il sentimento.

 La Bibbia dice: <<Il timore dell’Eterno è il principio della scienza>> (Proverbi 1:7) e Paolo dichiara : <<Poichè l’amore di Cristo ci costringe>> (2Corinzi 5:14).

 I desideri, l’amore e la paura sono delle emozioni, non si potrebbe sopprimerle, togliere ogni sentimento alla personalità, è impossibile, non possiamo immaginare la vita senza il calore vivificante dei sentimenti, immaginate una famiglia dive tutti agirebbero soltanto per senso di dovere, immaginate che abbia  domandato a mia moglie di sposarmi dopo averle dichiarato che prima di tutto non avevo nessun sentimento verso di lei.

 Il dr. Sangster dice: “Riportate lo stesso principio sul campo religioso, esigere che l’araldo di Dio annunzi l’offerta del perdono e delle gratuite benedizioni del suo Re trattenendo formalmente ogni trasporto di gioia nel momento della proclamazione della notizia, non sarebbe domandare troppo?”.

 Si produce necessariamente un’emozione nel cuore.

Essa può variare secondo le circostanze e gli individui; alcuni sono stoici, altri dimostrativi, ma il sentimento esiste sempre.

Quando amate veramente Gesù Cristo, non potete contenere le vostre emozioni.

 Infine e “soprattutto”, c’è la volontà.

 Immaginiamoci tre piccoli gentiluomini di cui il primo si chiami “intelligenza”, il secondo “emozione”, ed il terzo “volontà”.

L’intelligenza dice che l’Evangelo è logico,

l’emozione fa pressione sulla volontà e dice: “Sento dell’amore per Cristo” o “temo il giudizio”.

Infine, il terzo, chiamato volontà, giuoca il ruolo di arbitro, è seduto, il mento nella mano, immerso in una profonda meditazione, cercando di decidersi.

E’ realmente la volontà che prende la decisione finale e definitiva.

 E’ possibile avere una convinzione intellettuale e sentire un’emozione e tuttavia non essere veramente convertito a Cristo.

 La fede ha della gambe. <<La fede senza le opere non ha valore>> . (Giacomo 2:20).

 Ho sentito parlare, qualche anno fsa, di un uomo che traversava il Niagara su una fune, spingendo davanti a sè una carriola, migliaia di persone l’applaudivano, egli mise un sacco di ottanta Kg. nella carriola, traversò di nuovo e ritornò, dopo, voltatosi verso la folla, domandò: “Quanti fra voi credono che posso far passare un uomo?”

Tutta la folla applaudì, significando con ciò che ci credeva, un uomo, in prima fila, manifestava la sua convinzione con entusiasmo, l’acrobata indicò col dito questo ammiratore e gli disse: “Allora, adesso a voi!”.

 Aveva appena finito di parlare che di quell’uomo non c’era più neppure l’ombra.

 Dichiarava di credere, ma non era pronto ad entrare nella carriola!

Le persone agiscono ugualmente con Cristo.

Affermano di credere in Lui, dicono di seguirLo, ma non hanno mai preso posto nella carriola, non si sono mai confidati ed abbandonati realmente, completamente a Cristo.

Alcuni domandano: “Quanta fede dobbiamo avere?”.

Gesù disse che bastava avere fede “quanto un granel di senape”.

Altri domandano: “Quale specie di fede dobbiamo avere?”.

 Non è questione di una fede speciale, poichè non ce n’è che una, è “l’oggetto” della fede che conta.

Qual’è l’oggetto della vostra fede?

Esso dovrà essere Cristo, non dovete avere fede in riti, in sacrifici, nella morale o in voi stessi, voi non dovete avere fede che in Gesù Cristo.

 La Bibbia insegna che la fede si manifesta in tre forme;

nella dottrina, quello che voi credete;

nel culto, la vostra comunione con Dio e con i credenti;

ed infine nella vita morale, la vostra maniera di vivere e di comportarvi.

 La Bibbia insegna anche che la fede non si ferma alla fiducia in Cristo per la salvezza, la fede continua, aumenta, può essere debole all’inizio, ma si consoliderà dal momento in cui cominciate a leggere la Bibbia, a pregare, ad andare in chiesa ed a mettere alla prova la fedeltà di Dio nella vostra vita Cristiana.

Quando vi sarete pentiti dei vostri peccati ed avrete accettato Cristo per fede, allora metterete la vostra fede in Lui per essere conservati, fortificati, sostenuti, imparerete a contare su Lui per ogni cosa, in ogni circostanza ed in ogni prova.

 Imparerete a dire a Paolo. <<Sono stato crocifisso con Cristo, e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me, e la vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figliuolo di Dio il quale m’ha amato, e ha dato se stesso pe me>> . (Galati 2:20).

 Quando per essere salvati, avrete messo la vostra fede in Gesù Cristo, avrete fatto un nuovo passo verso la pace con Dio.

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