"…aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza…" (2Pietro 1:5)

Perchè Gesù venne (tratto da…)

Pace con Dio

 (di Billy Graham)

“Perchè Gesù venne”

<<Poichè io v’ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture>>.

 (1Corinzi 15: 3,4)

Abbiamo visto che il peccato è il fatto più terribile e più devastante dell’universo.

La causa di tutti i mali, di tutti i dolori, l’angoscia di tutti gli uomini si trova in questa parola “peccato”.

 Il peccato ha cambiato la natura umana, ha distrutto l’armonia interiore della vita dell’uomo, lo ha privato della sua dignità.

 A causa del peccato, l’uomo si è lasciato prendere nella trappola del diavolo.

 Tutti i disordini mentali, tutte le malattie, tutte le distruzioni e tutte le guerre hanno come origine il peccato, esso genera la follia della mente e mette il veleno nel cuore.

Il peccato è descritto nella Bibbia come una malattia terribile e consumante che richiede un radicale rimedio.

 Esso è come lo scatenarsi di un uragano, come un vulcano in eruzione, un pazzo fuggito dal manicomio, è come un gangster in libertà, un leone ruggente che cerca la sua preda, un fulmine che si abbatte sulla terra, una ghigliottina che taglia la testa, è come un cancro mortale che rode l’anima degli uomini, un torrente in furia che spazza tutto al suo passaggio.

A causa del peccato, ogni angolo della terra è macchiato di crimini, la luce del giorno è oscurata, la coppa della vita è colma di amarezze, ogni strada è irta di ostacoli, dei fossi sono scavati sotto i passi di ogni viaggiatore.

 Il peccato è il distruttore della felicità, esso ostruisce l’intelletto, soffoca la coscienza, inaridisce il cuore, provoca odio ed angoscia, promette velluto e dà un drappo mortuario, offre la libertà e dà la schiavitù, promette del nettare e dà del fiele.

Da secoli gli uomini erano perduti nelle tenebre spirituali, accecati dalla malattia del peccato ed incespicavano cercando un’uscita.

L’uomo aveva bisogno di qualcuno che l’aiutasse ad uscire dalla confusione mentale e dal labirinto morale in cui si trovava.

Aveva bisogno di qualcuno che lo liberasse dalla prigione del diavolo, che potesse aprirne le porte.

Con il cuore affamato e lo spirito assetato, egli era senza speranza, cercando ed aspettando il soccorso e frattanto il diavolo si compiaceva per la grande vittoria riportata nel giardino di Eden.

 Dall’uomo primitivo della giungla, fino alle potenti civiltà d’Egitto, di Grecia e di Roma, gli uomini smarriti si sono sempre posti la stessa domanda:

<<Come potrò uscirne fuori? Come potrò divenire migliore? Che cosa devo fare? Quale strada dovrò prendere? Come mi libererò da questa terribile malattia? Come fermerò questo torrente che straripa? Come uscirò dalla rete in cui mi trovo? Se c’è una strada, come la troverò?>>.

Noi abbiamo qui visto che, secondo la Bibbia, Dio è un Dio d’amore, Egli voleva fare qualcosa per l’uomo, voleva salvarlo, liberarlo dalla maledizione del peccato, ma con quale mezzo?

 Dio è un Dio giusto e santo.

L’uomo era stato avvertito nel principio che se avesse ubbidito al diavolo, sarebbe morto fisicamente e spiritualmente, ma egli deliberatamente disubbidì a Dio.

Doveva dunque morire, altrimenti Iddio sarebbe stato bugiardo, Dio infatti, non può mancare alla parola data, perchè la Sua stessa natura glielo impedisce, perciò quando l’uomo Gli disubbidì, fu allontanato dalla Sua presenza.

 Egli aveva volontariamente scelto la strada del diavolo e Dio non poteva perdonare il peccato dell’uomo senza smentirsi perchè aveva detto: <<Nel giorno che tu mangerai, per certo morrai…>> (Genesi 2:17).

Bisognava dunque trovare una soluzione, perchè l’uomo era disperatamente perduto e responsabile, la sua stessa natura era pervertita ed egli si opponeva a Dio giungendo finanche a negarne l’esistenza, accecato com’era dalla malattia di cui soffriva.

Già nel giardino di Eden, però, Dio diede un segno di ciò che avrebbe fatto.

 Avvertì il diavolo e quest’avvertimento conteneva per l’uomo una promessa:

<<E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei, questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno>> (Genesi 3:15).

<<E tu le ferirai il calcagno>>.

Ecco un raggio di luce che discendeva dal cielo una promessa alla quale l’uomo poteva aggrapparsi.

Dio prometteva che un giorno un Redentore, un liberatore sarebbe venuto, Egli diede all’uomo una speranza che lo sostenne attraverso i secoli.

Non era però tutto qui, in altre occasioni, nel corso della storia, ci furono dei raggi luminosi dal cielo.

Nel corso del Vecchio Testamento, Dio dette all’uomo la promessa della salvezza se, per fede, egli fosse disposto a credere al Redentore annunziato.

Dio cominciò così coll’insegnare al Suo popolo che l’uomo non poteva essere salvato che con una sostituzione.

 Qualche altro avrebbe dovuto pagare il prezzo della sua redenzione.

 Ritornate un istante con me nel giardino di Eden: <<Dio disse…nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai>>.

 L’uomo ne mangiò e morì.

Supponete allora che Dio avesse detto: <<Adamo hai commesso una colpa, è un piccolo errore da parte tua. Ti perdono e non lo fare più>>.

Dio si sarebbe rinnegato e non sarebbe stato nè santo nè giusto.

 Bisognava dunque che, a causa della Sua stessa natura, tenesse fede alla parola data.

La Sua giustizia era in giuoco, l’uomo doveva perciò morire spiritualmente e fisicamente.

 Le sue iniquità lo avevano separato dal suo Dio ed egli doveva ormai soffrire, doveva pagare i propri peccati.

 Come abbiamo visto, Adamo è il primo uomo, il capo dell’umanità, dopo di lui, tutti abbiamo peccato:

<<Perciò, siccome per mezzo d’un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato v’è entrata la morte, e in questo modo la morte è passata su tutti gli uomini, perchè tutti hanno peccato…>> (Romani 5:12).

 Il problema scottante fu dunque: <<Come Dio può essere giusto e giustificare il peccatore?>>.

 Non bisogna dimenticare che giustificare significa <<rendere netto dal peccato>>.

 La giustificazione è molto più che il perdono.

Il peccato deve essere cancellato completamente, senza lasciare alcuna traccia.

L’uomo deve essere riabilitato in maniera tale che non resti nè sozzurra, nè biasimo, nè macchia.

 In altri termini, l’uomo deve essere riportato alla posizione che aveva prima della caduta.

In tutti i tempi, gli uomini hanno cercato di ritornare in Eden, ma non sono mai riusciti a ritrovare il paradiso perduto.

Hanno provato più strade, senza raggiungere lo scopo.

 L’educazione è necessaria ma non porta a Dio.

Le false religioni sono un narcotico che addolcisce la miseria presente promettendo agli uomini una gloria futura, senza mai darla.

 Le Nazioni Unite possono essere una necessità pratica in un mondo di uomini in armi, e noi siamo riconoscenti per tutto quanto è stato fatto per migliorare le relazioni internazionali e per calmare le dispute senza ricorrere alla guerra.

 Ma se le Nazioni Unite potessero portare una pace durevole, l’uomo direbbe a Dio: <<Non abbiamo più bisogno di te, abbiamo portato la pace sulla terra, abbiamo organizzato l’Umanità nella giustizia>>.

Tutti questi tentativi sono dei rimedi di fortuna che il mondo utilizza attendendo il grande Medico.

Dalla storia biblica sappiamo che il primo tentativo di unione fra gli uomini si è concluso con la confusione delle lingue alla torre di Babele.

 Ogni volta che gli uomini hanno voluto lavorare senza Dio, non sono riusciti nel loro intento, essi sono condannati a tali insuccessi.

 Resta quindi il problema:

<< Come Dio può essere giusto, cioè giusto verso se stesso, quanto alla Sua natura e santità, e nello stesso tempo giustificare il peccatore?>>.

 Nessuno può contribuire alla salvezza dell’umanità poichè ogni individuo è caricato dei propri peccati.

 Tutti sono contaminati dalla stessa malattia.

 La sola soluzione era che un innocente morisse volontariamente, fisicamente e spiritualmente, come un sostituto e che questo essere innocente prendesse su di sè il giudizio dell’uomo, la sua punizione e la sua morte.

Ma dove trovare questo innocente?

 Certamente non sulla terra, poichè la Bibbia dice: <<Tutti hanno peccato>> (Romani 3:23).

 Non c’era che una possibilità, il Figlio Unigenito di Dio era il solo essere nell’universo capace di portare su di sè i peccati del mondo.

Certo l’angelo Gabriele avrebbe potuto venire a morire per una persona, ma solo il Figlio di Dio, essendo infinito, poteva morire per tutti gli uomini.

La Bibbia insegna la Trinità divina.

 E’ questo un mistero che non saremo mai capace di comprendere, la Bibbia non dice che vi sono tre dei, ma un Dio che si manifesta in tre Persone; Dio Padre, Dio il Figlio e Dio lo Spirito Santo.

La seconda Persona di questa Trinità è il Figlio di Dio, Gesù Cristo.

E’ uguale a Dio Padre, non è un figlio di Dio, ma il Figlio di Dio.

 E’ il Figlio eterno di Dio, la seconda Persona della S. Trinità; Dio manifestato in carne, il Salvatore vivente.

La Bibbia dice anche che Gesù Cristo non ha principio, non fu mai creato.

 La Scrittura dichiara che i cieli furono creati da Lui, così pure le miriadi di stelle e di soli ardenti.

La terra fu creata dal Suo dito di fiamma.

La nascita di Gesù, che si celebra a Natale, non è l’anniversario della Sua creazione.

 La Sua origine infatti, è avvolta dallo stesso mistero che ci confonde quando cerchiamo di conoscere l’origine di Dio, la Bibbia dice soltanto:

<<Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio>> (Giovanni 1:1).

 Essa aggiunge: <<Il quale è l’immagine dell’invisibile Iddio, il primogenito d’ogni creatura, poichè in Lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra; le visibili e le invisibili, siano troni, siano signorie, siano principati, siano potestà, tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui; ed Egli è avanti ogni cosa, e tutte le cose sussistono in Lui>> (Colossesi 1:15 a 17).

 Questa espressione ci mostra che Egli regge ogni cosa.

In altri termini l’universo intero si decomporrebbe in miliardi di atomi senza la potenza coesiva di Gesù Cristo.

Si trova ancora scritto: <<E ancora, Tu, Signore, nel principio, fondasti la terra, e i cieli sono opera delle Tue mani. Essi periranno, ma Tu dimori, invecchieranno tutti come un vestito, e li avvolgerai come un mantello, e saranno mutati, ma Tu rimani lo stesso, e i Tuoi anni non verranno meno>> (Ebrei 1:10 a 12).

 Gesù disse, parlando di se stesso: <<Io sono l’Alfa e l’Omega>>, il principio e la fine.

 Egli ed Egli solo aveva il potere di riportare l’uomo a Dio.

 Ma lo voleva? Se l’avesse voluto sarebbe dovuto venire sulla terra e prendere la forma di servo.

Avrebbe dovuto essere fatto simile agli uomini, rendersi umile ed ubbidiente fino alla morte.

Avrebbe dovuto combattere il peccato, incontrare e vincere satana, il nemico dell’anima umana.

Avrebbe dovuto riscattare i peccatori al mercato degli schiavi del peccato, spezzare le catene e liberare i prigionieri pagando un prezzo, e questo prezzo sarebbe stato il Suo sangue.

Avrebbe dovuto essere rigettato e disprezzato dagli uomini, uomo di dolore ed abituato alla sofferenza.

Avrebbe dovuto essere colpito e separato da Dio, colpito per le trasgressioni degli uomini, fiaccato per le loro iniquità.

Avrebbe dovuto riconciliare Dio e l’uomo, essere il grande mediatore della storia.

Sarebbe dovuto divenire un sostituto e morire al posto dell’uomo peccatore.

Tutto questo, bisognava che lo facesse volontariamente.

 Grazie siano rese a Dio poichè questo è proprio quanto è avvenuto!

Dall’alto del cielo, vide la nostra terra, condannata, dannata, maledetta, destinata all’inferno.

 Ci vide, vide voi e me, mentre ci dibattevamo sotto il fardello dei nostri peccati, legati dalle catene e dai legami del male.

 Prese la Sua decisione in seno ai consigli di Dio.

 Gli eserciti celesti si inchinarono nell’umiltà e nella paura quando il Principe dei principi, il Signore dei signori, che con una sola parola poteva lanciare dei mondi nello spazio, traversò la volta dei cieli.

In una oscura notte di Giudea, mentre le stelle cantavano e la storia angelica prorompeva in lodi, discese, si umiliò, si fece uomo!

Se, passeggiando lungo una strada, camminassi ad un tratto su un formicaio, potrei anche abbassarmi e dire alle formiche:

 <<Mi dispiace molto di aver calpestato il vostro formicaio. Ho distrutto la vostra casa, tutto è a terra. Vorrei dirvi che vi amo, che non l’ho fatto apposta e che vorrei aiutarvi>>.

 <<Ma, voi direte, è assurdo ed impossibile, le formiche non possono comprendere il suo linguaggio>>.

Precisamente! Ma come sarebbe bello se potessi per un istante divenire una formica e, nel loro idioma, dire loro il mio amore.

Cristo ha fatto questo.

E’ venuto per rivelare Dio agli uomini.

 E’ Lui che ci ha detto che Dio ci amava e che la nostra vita Lo interessava.

 E’ Lui che ci ha parlato della misericordia, della pazienza e della grazia di Dio.

 E’ Lui che ci ha promesso la vita eterna, ma oltre a questo, Gesù Cristo partecipò alla carne ed al sangue per poter morire (Ebrei 2:14).

<<Egli è stato manifestato per togliere i peccati>> (1Giovanni 3:5).

 Cristo venne in questo mondo <<per dare la vita Sua come prezzo di riscatto per molti>> (Matteo20:28).

Lo scopo stesso della venuta di Cristo nel mondo era di poter offrire la Sua vita in sacrificio per i peccati degli uomini.

Venne per morire, l’ombra della morte si stese come un velo di lutto lungo i Suoi 33 anni di vita.

La notte in cui Gesù nacque, satana tremò, cercò di ucciderlo subito dopo la nascita.

 Il decreto di Erode, che ordinò il massacro di tutti i bambini, aveva per scopo di assicurare la morte di Gesù.

Durante tutti i giorni della Sua vita terrestre, Gesù non commise mai peccato, è il solo uomo che sia vissuto senza peccato.

Egli poteva affrontare gli uomini e dire loro: <<Chi di voi mi convince di peccato?>> (Giovanni 8:46).

 Gesù visse una vita umile, si abbassò, non ricevette nessun onore dagli uomini.

Nacque in una mangiatoia, fu allevato nell’insignificante villaggio di Nazareth e divenne falegname.

 Riunì intorno a sè un gruppo di umili pescatori per farne dei discepoli.

 Fu uomo fra gli uomini, non assunse un atteggiamento di superiorità e non cercò nessun onore terrestre.

Si umiliò come nessun uomo si è mai umiliato.

Gesù insegnò con tanta autorità che i Suoi contemporanei dicevano: <<Nessun uomo parlò mai come quest’uomo!>> (Giovanni 7:46).

 Ogni parola che pronunciava era storicamente, scientificamente e moralmente vera.

 Non ci sono delle scappatoie nelle concezioni morali e nelle dichiarazioni di Gesù Cristo, la Sua visione etica era assolutamente giusta, sia per l’epoca in cui visse, che per i secoli successivi.

Le parole di questa Persona benedetta erano profondamente vere.

 Profetizzò molte cose che non si sono ancora realizzate.

Alcuni dottori della legge cercarono di confonderlo con i loro subdoli interrogativi, ma non vi riuscirono mai.

Le risposte che Gesù dava ai Suoi avversari erano chiare e precise.

 Non c’erano dubbi nella Sua espressione, incertezza nelle Sue dichiarazioni e nessuna esitazione nelle Sue parole, sapeva tutto e per questo parlava con una tranquilla autorità, ma anche con grande semplicità per cui le persone del popolo, Lo ascoltavano con piacere.

 Le Sue parole, sebbene profonde, erano chiare, pregne di significato, ma facili a comprendersi.

Brillavano di un chiarore e di una semplicità di espressione che confondeva i Suoi nemici.

Trattava i problemi del momento in una maniera tale che tutti Lo seguivano senza difficoltà.

 Il Signor Gesù guarì gli ammalati, gli storpi, gli zoppi, i ciechi, guarì i lebbrosi e risuscitò dei morti, scacciò dei demoni, calmò gli elementi e le tempeste, portò la pace, la gioia e la speranza alle migliaia di persone che Lo ascoltavano.

 Non fece nulla precipitosamente, ma agiva con coordinazione e precisione, Egli era meravigliosamente equilibrato.

 Non esitò mai.

Quando comparve davanti a Pilato, gli disse con calma: <<Tu non avresti podestà alcuna contro di me, se ciò non ti fosse stato dato da alto>> (Giovanni 19:11).

A delle persone spaventate disse che delle legioni di angeli erano a Sua disposizione.

Si avvicinò alla Sua croce con dignità compiendo le profezie che 800 anni prima erano state scritte intorno alla Sua Persona: <<Maltrattato, umiliò se stesso, e non aperse bocca, come l’agnello menato allo scannatoio, come la pecora muta dinnanzi a chi lo tosa, Egli non aperse la bocca>> (Isaia 53:7).

Egli avanzava sovranamente, gloriosamente, conoscendo già prima la missione che era venuto a compiere.

Era venuto per salvare l’uomo peccatore, per placare l’ira di Dio, per strappare l’uomo dalle mani del diavolo, per vincere definitivamente satana.

 Venne per vincere l’inferno e la morte e non c’era per Lui che una maniera per fare ciò, non c’era che un’unica via possibile.

La Sua morte era stata annunziata migliaia di anni prima, la prima volta lo fu nel giardino di Eden, dopo per mezzo della predicazione, degli avvenimenti e delle profezie.

Abramo ebbe questa rivelazione mentre sacrificava il montone provveduto da Dio.

I  figli d’Israele la simbolizzarono con l’agnello sacrificato.

 Ogni volta che su un altare giudeo era sparso del sangue, questo rappresentava l’agnello di Dio che sarebbe venuto per togliere i peccati.

 Davide profetizzò dettagliatamente questa morte in più di un salmo.

 Isaia scrisse dei capitoli interi predicendo le circostanze dettagliate della morte del Messia.

Gesù dichiarò che aveva il potere di donare la propria vita: <<Il buon pastore mette la sua vita per le pecore>> (Giovanni 10:11).

Disse anche: <<…bisogna che il Figliuol dell’uomo sia innalzato, affinchè chiunque crede in lui abbia vita eterna>> (Giovanni 3:14,15).

 Gesù Cristo aveva previsto la croce fin dalla più lontana eternità.

Durante tutti i secoli che precedettero la Sua nascita, sapeva che il giorno della Sua morte si avvicinava rapidamente.

Dal momento della Sua nascita dal seno di Maria vergine, l’ombra della croce si proiettò sulla Sua strada.

 Egli si rivestì di un corpo di uomo per poter morire.

 Dalla culla alla croce il Suo scopo fu di morire.

 Soffrì come nessun uomo ha mai sofferto; le veglie della notte nel Getsemani, alla luce delle torce, il bacio del traditore, l’arresto, il giudizio davanti al sommo sacerdote, l’ora di attesa nel palazzo del governatore romano, il viaggio al palazzo di Erode, il trattamento brutale dei soldati romani, le scene di terrore mentre Pilato cercava di salvarLo ed i preti ed il popolo domandavano a gran voce il Suo sangue, la flagellazione, la folla urlante, la strada dal Getsemani al Golgota, i chiodi nelle Sue mani, nei Suoi piedi, la corona di spine sulla Sua fronte, le burla e le ingiurie dei due ladroni ai Suoi fianchi: <<Tu hai salvato altri, salva Te stesso>>.

Talvolta mi hanno domandato perchè Cristo fosse morto così in fretta sulla croce (dopo sei ore) mentre altri crocifissi hanno agonizzato per due o tre giorni.

 Egli era debole e sfinito quando arrivò al Golgota, era stato battuto con le verghe ed era fisicamente stremato.

Quando Cristo morì, morì volontariamente, scelse il momento preciso per rendere lo spirito.

 E’ così che fu sospeso fra il cielo e la terra, Egli non si lasciò sfuggire nessun rimprovero, nessun appello alla pietà, ma solo queste due parole: <<Ho sete>> per mezzo delle quali ci fa capire la terribile sofferenza fisica che sopportava.

Il Suo sangue colò, Dio domandava la morte o del peccatore, o di un sostituto.

Questo sostituto fu Cristo!

 Non furono i chiodi a tenerLo in croce, ma il Suo amore per noi Lo ritenne più fortemente di quanto qualunque chiodo forgiato da mano d’uomo avrebbe potuto farlo. <<Iddio mostra la grandezza del proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi>> (Romani 5:8).

Per voi! Per noi! Portò sulla croce i nostri peccati nel Suo corpo, qualcuno ha detto:

<<ContemplateLo alla croce, con il Suo sacro capo chino. Prova nel Suo cuore l’orrore della separazione da Dio, conseguenza del peccato degli uomini. Osservate come, per questa accettazione, ottiene ciò di cui non ha bisogno per se stesso, ma per offrirlo a quelli di cui ha preso il posto>>.

Perplessi davanti a tale sofferenza, consci di tutta la nostra incapacità di comprendere e di spiegare, sommersi da una grande potenza e da una grande maestà, sentiamo uscire dalle Sue labbra queste parole: <<E’ compiuto>>.

La vera sofferenza di Cristo però non fu soltanto fisica, molti prima di Lui sono morti da martiri.

 No, l’orrore del Calvario fu nella morte spirituale.

 Quando Dio gli voltò la faccia, Egli subì la conseguenza finale del peccato, conobbe l’abisso del dolore: <<Dio mio, perchè mi hai abbandonato?>>.

Solo, nell’ora suprema della storia dell’umanità, Cristo pronunciò queste parole.

La luce risplendè per lasciarci vedere quello che soffriva, ma la luce fu così accecante, come dice G. Campbell Morgan, <<che nessun occhio umano potè sopportarla>>.

 Queste parole furono pronunciate <<affinchè l’uomo sapesse quante cose gli sono inaccessibili>>.

Colui  che non conobbe peccato, divenne peccato per noi affinchè per Suo mezzo potessimo ricevere la giustzia di Dio.

 Sulla croce fu fatto peccato, fu abbandonato da Dio, poichè non conobbe il peccato, il castigo che subì e che Egli non meritò per Se stesso, ha un valore che supera ogni comprensione.

Se, espiò il peccato con il Suo sacrificio per riscattare qualcuno, per chi lo fece se non ne aveva bisogno per Se stesso?

Come questo riscatto fu compiuto, nell’abisso dell’oscurità, l’uomo non lo saprà mai, io non so che una cosa, Cristo ha portato i miei peccati sul Suo corpo sulla croce, fu dove io avrei dovuto essere.

 I dolori dell’inferno, che dovevano essere mio retaggio, furono accumulati su di Lui, ormai il cielo mi è aperto e quello che Egli solo meritava con pieno diritto è diventato mio.

Tutti i tipi, i sacrifici, i simboli dell’Antico Testamento trovano il loro compimento alla croce.

 I sacrificatori non hanno più bisogno di entrare una volta l’anno nel luogo santissimo, il sacrificio per eccellenza è espiatorio, sostitutivo e redentorio.

 <<E come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti…>> (Ebrei 9:27).

 Ora che il fondamento della redenzione è stato posto, il peccatore colpevole non ha da fare che una sola cosa…credere al Figlio ed ottenere, così, la pace con Dio.

<<Poich’ Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il Suo Unigenito Figliuolo, affinchè chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna>> (Giovanni 3:16).

Nella croce di Cristo io vedo tre cose:

 Prima di tutto la descrizione della profondità del peccato dell’uomo.

 Non disprezzate quelli che crocifissero Gesù; noi siamo colpevoli quanto loro.

Non sono nè loro nè i soldati romani che Lo inchiodarono alla croce, furono i miei peccati ed i vostri che lo obbligarono ad offrirsi in sacrificio.

In secondo luogo, vedo alla croce l’amore insondabile di Dio, se avete mai dubitato dell’amore di Dio, contemplate la croce, essa ne è l’espressione più completa.

Terza cosa, la croce è la sola strada di salvezza.

 Gesù disse: <<Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me>> (Giovanni 14:6).

Non c’è per voi possibilità alcuna di salvarvi dal peccato e dall’inferno, se non vi identificate col Cristo crocifisso.

Se ci fosse un altro mezzo per salvarvi, Dio l’avrebbe trovato, se una trasformazione, una vita morale, dei buoni precetti avessero potuto salvarvi, Gesù non sarebbe mai morto.

 Bisognava invece che un sostituto prendesse il vostro posto.

 Gli uomini non desiderano toccare questo argomento, tali propositi, infatti, li feriscono perchè alla croce nulla resta del loro orgoglio.

Si sente spesso dire: <<Non posso essere salvato cercando di vivere la regola d’oro? Seguendo i precetti di Gesù? Vivendo la vita morale che Gesù ha insegnato?>>.

Anche se poteste essere salvati vivendo ora la vita che Gesù ha insegnato, sareste ancora peccatori, sbagliereste ancora, perchè nessuno è mai vissuto dalla sua nascita secondo il modello di Gesù.

 Voi avete errato, avete trasgredito, disubbidito, peccato.

Che cosa fare di questo peccato? Non c’è che una cosa da fare; portarlo alla croce e quivi trovare il perdono.

Si racconta che l’imperatore Carlo V si fece portare una forte somma di danaro da un mercante di Anversa.

Alla scadenza, l’imperatore non era in condizioni di pagare il debito, allora il mercante gli offrì un banchetto.

 Quando tutti gli ospiti furono a tavola, prima che fossero servite le pietanze, pose davanti a lui un grande vassoio sul quale era acceso un fuoco.

Dopo, tirando fuori la dichiarazione di debito, la mise nella fiamma lasciando che fosse ridotta in cenere.

 L’imperatore, compreso il significato di quel gesto, si gettò al collo del suo benefattore e pianse.

Allo stesso modo tutti noi eravamo in debito con Dio.

Avevamo un debito, ma eravamo incapaci di pagarlo.

Duemila anni fa, Iddio invitò il mondo al banchetto dell’Evangelo, e nell’agonia della croce consumò i vostri ed i miei peccati fino all’ultimo resto della nostra colpevolezza.

 La Bibbia dice: <<Senza spargimento di sangue non c’è remissione>> (Ebrei 9:22)

 Alcuni obiettano: <<Ciò è ripugnante! Non vorreste credere ad una religione sanguinosa!>>;

 o ancora: <<Non comprendo perchè Iddio domandi del sangue, non comprendo perchè Dio abbia dovuto morire per me>>.

Oggi la nozione dell’espiazione per il sangue di Cristo è una cosa vecchia o è sorpassata, tuttavia esiste ancora, essa è nella Bibbia, è nel cuore stesso del Cristianesimo.

 Il tratto distintivo del Cristianesimo è precisamente l’espiazione per mezzo del sangue, senza di essa non potremmo essere salvati.

 Il sangue è il vero simbolo della morte di Cristo.

La Bibbia insegna per prima cosa che il sangue riscatta:

<<Sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma col prezioso sangue di Cristo, come d’agnello senza difetto nè macchia>> (1Pietro 1:18,19).

Con questo sangue siamo non solo liberati dalla potenza del diavolo, ma anche dalla schiavitù della legge.

La morte di Cristo sulla croce mi libera dalla maledizione della legge.

La legge mi condanna, ma Cristo ha risposto a tutte le sue esigenze.

Tutto l’oro, il danaro e tutti i gioielli del mondo non potrebbero riscattarmi.

Ciò che queste cose non potevano fare, Cristo l’ha fatto.

Redenzione significa “comprare di nuovo”.

Noi eravamo venduti al diavolo ma Cristo ci ha riscattati e salvati.

Inoltre il sangue ci avvicina:

<<Ma ora, in Cristo Gesù, voi che già eravate lintani, siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo>> (Efesini 2:13).

Quando eravamo <<esclusi dalla cittadinanza di Israele ed estranei ai patti della promessa, non avendo speranza, ed essendo senza Dio nel mondo>> (Efesini 2:12), Cristo ci ha ravvicinati a Dio. <<Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù>> (Romani 8:1).

 Il peccatore riscattato non dovrà mai apparire davanti al tribunale del Dio Onnipotente, poichè Cristo ha già subito la sua condanna.

Il sangue dà la pace:

<<Avendo fatto la pace mediante il sangue della croce d’esso>> (Colossesi 1:20).

Il mondo non troverà mai la pace se non nella croce di Cristo.

 Non conoscerete mai la pace con Dio, la pace della coscienza, la pace dello spirito e dell’anima, prima di essere stati ai piedi della croce e dde esservi identificati con Cristo per fede, e’ il segreto della pace, la pace con Dio.

 Il sangue giustifica:

<<Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il Suo sangue, saremo per mezzo di Lui salvati dall’ira>> (Romani 5:9).

Cambia la posizione degli uomini davanti a Dio; colpevolezza e condanna divengono perdono e remissione.

 Il peccatore perdonato non saprebbe paragonarsi al prigioniero liberato, che, dopo avere pagato la sua pena ed essere stato messo in libertà, resta privo dei suoi diritti civili.

Il peccatore pentito, perdonato col sangue di Gesù Cristo, riguadagna tutti i suoi diritti di cittadino.

 <<Chi accuserà gli eletti di Dio? Iddio è quel che li giustifica. Chi sarà quel che li condanni? Cristo Gesù è quel che è morto, e, più che questo, è risuscitato ed è alla destra di Dio ed anche intercede per noi>> (Romani 8:33,34).

 Infine il sangue purifica:

<<Ma se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato>> (1Giovanni 1:7).

La chiave di questo versetto è la parola “ogni”, purifica non una parte dei peccati, ma tutti, menzogne dette, azioni vili e vergognose commesse, la vostra ipocrisia, i vostri pensieri impuri, tutto è purificato con la morte di Cristo.

Non è tutto qui però.

 Non si lasciò il Cristo inchiodato alla croce, con il sangue colante dalle Sue mani, dal Suo fianco e dai Suoi piedi, fu messo giù e coricato in una tomba, ed una pietra fu messa sopra come chiusura, mentre i soldati la sorvegliavano.

 I Suoi discepoli trascorsero tutto il sabato nella camera alta in preda alla tristezza ed allo spavento.

Due fra loro si diressero verso la strada di Emmaus, tutti erano presi da paura.

Il giorno successivo, di buon’ora, in questa prima mattina di Pasqua, Maria, Maria di Magdala e Salomè, si recarono alla tomba per imbalsamare il corpo di Gesù.

Quando arrivarono, si meravigliarono di trovare la tomba vuota, un angelo era ritto all’entrata e domandò loro: <<Chi cercate?>>, <<Noi cerchiamo Gesù di Narareth>> gli risposero.

Allora l’angelo annunziò loro la più grande e gloriosa delle notizie che essere umano abbia mai udito:

<<Egli non è qui, ma è risuscitato!>>.

Su questo grande fatto riposa tutto il piano della redenzione di Dio.

 Senza la resurrezione non ci sarebbe salvezza, Cristo ha annunziato la Sua resurrezione a più riprese, Egli ha detto: <<Poichè come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così starà il Figliuolo dell’uomo nel cuore della terra tre giorni e tre notti>> (Matteo 12:40).

Ci sono delle prove necessarie per la conferma di ogni avvenimento storico.

 Ci devono essere sull’avvenimento in questione dei documenti fatti da testimoni di fiducia.

 Infatti, ci sono più prove della resurrezione di Gesù Cristo che dell’esistenza di Giulio Cesare o della morte di Alessandro il Grande all’età di 33 anni.

E’ strano che degli storici diano per certi migliaia di fatti per i quali non hanno che prove frammentarie.

Di fronte all’evidenza della resurrezione di Gesù Cristo, hanno però uno sguardo scettico e formulano dei dubbi intellettuali, il fatto è che non desiderano credere, la loro visione spirituale è accecata ed essi hanno così tanti pregiudizi e non possono accettare il fatto glorioso della resurrezione di Cristo con la sola testimonianza della Bibbia.

 La resurrezione significava prima di tutto che Cristo era Dio, il vero Dio, Colui che aveva detto di essere, Cristo era la divinità fatta carne.

 In secondo luogo significava che Dio aveva accettato l’opera di Cristo sulla croce, opera necessaria alla nostra salvezza. <<Gesù, nostro Signore, il quale è stato dato a cagione delle nostre offese, ed è risuscitato a cagione della nostra giustificazione>> (Romani 4:25).

Terzo, è la garanzia per il mondo di un giusto giudizio.

Quarto, la resurrezione garantisce che i nostri corpi resusciteranno nell’ultimo giorno. <<Ma ora Cristo è risuscitato dai morti, primizia di quelli che dormono>> (1Corinzi 15:20).

 La Bibbia insegna che, per noi Cristiani, i nostri corpi andranno nella tomba, ma che resusciteranno nel gran giorno della resurrezione, allora la morte sarà inabissata dalla vittoria.

 La resurrezione di Cristo ha tolto alla morte il suo dardo, Egli tiene oramai la chiave della morte, ci dice: <<E fui morto, ma ecco sono vivente per i secoli dei secoli e tengo le chiavi della morte e dell’ades>> (Apocalisse 1:18).

Gesù ci fa questa promessa: <<Poichè Io vivo, voi vivrete>>.

 Quinto, la resurrezione significa che la morte ha perduto il suo potere, la potenza della morte è stata spezzata e la paura della morte allontanata, adesso possiamo dire col salmista: <<Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei male alcuno, perchè Tu sei meco, il tuo bastone e la Tua verga sono quelli che mi consolano>> (Salmo 23:4).

L’apostolo Paolo poteva rallegrarsi di fronte alla prospettiva della morte, grazie alla resurrezione di Cristo: <<Poichè per me il vivere è Cristo, e il morire guadagno>> (Filippesi 1:21).

Senza la resurrezione di Cristo, non c’è speranza per la vita futura.

La Bibbia promette che un giorno noi vedremo Cristo risuscitato, faccia a faccia, e che avremo un corpo simile al Suo.

Veder Cristo faccia a faccia, contemplar la Sua beltà!

Oh, suprema gioia! Oh, grazia! Oh qual gran felicità!

La Sua gloria fu velata, d’un cruento e cupo vel,

ma sarà manifestata, agli eletti su nel ciel.

Oh, che gaudio, che allegrezza quando il guardo volto a me,

mi dirà, pien di dolcezza: “Sono morto pur per te”.

 (Trad. E.A. breck)

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