"…aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza…" (2Pietro 1:5)

Risposte ai miei amici cattolici

“Risposte

ai miei amici cattolici”

(di Tommaso Heinze)

Tu desideri avere risposte chiare che non cercano di sfuggire alle tue domande.

Ciò è giusto.

Leggi allora quanto segue e studialo attentamente.

“Perchè voi evangelici non venerate le immagini?”

Ciò che maggiormente distingue gli evangelici è l’inesistenza con cui si afferma che ognuno deve conoscere Dio in un modo personale, e poi che deve avere un contatto continuo con Lui, personalmente, non attraverso immagini.

Uno dei temi maggiori della Bibbia è il rifiuto da parte di Dio di far costruire delle immagini da adorare.

Nel secondo comandamento Iddio ordina:

“Non ti fare scultura alcuna nè immagine… non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servire loro” (Esodo 20:46).

Nell’ insegnare i dieci comandamenti la Chiesa Cattolica Romana elimina questo comandamento dimostrando in tal modo di saper bene che anche le sue immagini sono proibite.

Per raggiungere comunque il numero dieci, essa divide il decimo comandamento

“Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, nè il suo servo, nè la sua serva, nè il suo bue, nè il suo asino, nè cosa alcuna che sia del tuo prossimo” (Esodo 20:17), in due comandamenti, il nono e il decimo:

9)    “Non desiderare la donna d’altri”.

10)  “Non desiderare la roba d’altri”.

Così viene nascosto il fatto che il secondo comandamento è stato eliminato.

Alcuni affermano che se si dovesse osservare letteralmente il secondo comandamento, non si potrebbe avere neppure le foto delle persone care.

La Bibbia ci spiega al contrario, che le immagini proibite sono quelle cui offriamo un culto di venerazione:

“Non vi farete idoli, non vi eleverete immagini scolpite nè statue, e non collocherete nel vostro paese alcuna pietra ornata di figure per prostrarvi davanti ad essa, poichè io sono l’Eterno l’Iddio vostro”. (Levitico 26:1).

Altri dicono che questo comandamento ha valore solo per le immagini pagane, ma noi vediamo invece che:

a)  Mosè spiegò agli Ebrei, il popolo di Dio di quel tempo, e non ai pagani, che Dio non si era mostrato quando parlava loro, appunto perchè non facessero di Lui alcuna immagine:

“Vegliate diligentemente sulle anime vostre, affinchè non vi corrompiate e vi facciate qualche immagine scolpita” (Deuteronomio 4:15 a 19).

b)  Iddio lodò il re degli Ebrei per avere distrutto un serpente di rame innalzato precedentemente per Suo chiaro ordine, ma non per venerarlo.

Molti anni dopo averglielo fatto costruire, Dio ritenne opportuno distruggerlo perché si era incominciato a venerarlo: “Egli fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, interamente come aveva fatto Davide suo padre. Soppresse gli alti luoghi, frantumò le statue, abbattè l’idolo d’astarte, e fece a pezzi il serpente di rame che Mosè aveva fatto, perché i figliuoli d’Israele gli avevano fino a quel tempo offerto profumi”. (2Re 18: 3,4).

Altri ancora sostengono che le immagini erano proibite soltanto durante il periodo dell’Antico Testamento, e che siano accettabili ora che viviamo nel tempo del Nuovo Testamento.

A questi ultimi rispondiamo che anche il Nuovo Testamento parla molto delle immagini, e sempre contro di esse, proprio come nell’ Antico Testamento.

In uno degli ultimi brani del Nuovo Testamento leggiamo:

“Figliuoletti, guardatevi dagl’idoli”. (1Giovanni 5:21).

“Perciò cari miei fuggite l’idolatria”. (1Corinzi 10:14).

Vedi anche  1Corinzi 6:9;  10:7 a 14.

Atti 7:39 a 42;  17:16 a 29.

Romani 1:23.

1Pietro 4:3.

Apocalisse: 2:14;  9:20;  21:8;  22:15.

La chiesa dei primi secoli non usava immagini.

Queste entrarono nelle chiese per uso ornamentale alla fine del terzo secolo.

Nel quinto secolo furono usate per istruire, e in seguito considerate come sacre.

Vennero accettate dal Consiglio di Nicea nel 787 e da quello di Trento nel 1562 d.c.

Secondo la tradizione, quando si prega l’immagine di un santo, si prega e si venera il santo stesso.

Tuttavia neanche questa è una ragione che giustifica le immagini poiché Dio ordina di non farle, come abbiamo letto nei precedenti passi biblici.

Inoltre, le immagini che vengono venerate non raffigurano veramente i santi, perché essi mai posarono per gli artisti.

Sono invece immagini di uomini presi a modello o create dalla fantasia degli artisti.

La chiara conseguenza è che non si venerano le immagini dei santi, ma le immagini di coloro che l’artista ha voluto prendere a modello.

Il fatto che la Bibbia contenga non pochi, ma molti passi che proibiscono le immagini, rende chiaro che questo è un soggetto di grande importanza per Dio.

Chi vuole approfondirsi leggendo tutti i seguenti versetti si renderà conto da se stesso quanto sia peccaminoso usare immagini:

(Salmo 115: 4 a 9) _  (Isaia 44: 8 a 20) _  (Geremia 10: 3 a 16).

( Esodo: 23:24, 32; 34:13)  _  (Levitico 19:4;  26:30) _(Numeri 33:52).

(Deuteronomio 5:8 e 9;  9:12 a 17;  16:21 e 22;  27:15) _ (2Re 17:9 a 16).

(2Cronache 33:19 a 22;  34:3 e 4) _ (Salmi: 78:58;  97:7;  106:19 e 20;  135:15 a 18).

(Isaia 8:19;  10:10 e 11;  30:22;  31:6 e 7;  42:8 a 17;  45:20;  46:6 e 7).

(Ezechiele 16:17;  30:13) _ (Daniele 3:1 a 18) _ (Osea 11:2;  13: 2 a 4).

(Michea 1:7;  5:12 e 13) _ (Habacuc 2:18 a 20).

Inoltre i santi, non essendo Dio, ma uomini, non possono trovarsi in tutti i luoghi dove gli uomini li pregano, né possono sentire le migliaia di voci che a loro si elevano.

Dio ci ama e vuole avere la nostra amicizia, la nostra comunione, la lode, l’onore, la venerazione e l’adorazione.

Egli dice di essere geloso dei nostri affetti.

Come si sentirà quando li rivolgiamo invece ad un pezzo di pietra o di legno, immagine di un qualsiasi santo?

E’ altresì un offesa grande affermare che Dio è meno compassionevole dei santi come implica l’esempio comunemente usato dai cattolici.

Essi dicono: “Un uomo desidera un posto di lavoro in una certa fabbrica. Questi, non conoscendo il direttore, si reca da suo zio che gli vuole bene e che è amico intimo del direttore, ottenendo per mezzo di lui il posto ambito”.

Nell’ esempio, i santi sono paragonati allo zio che ci vuole bene, mentre Dio è raffigurato nel direttore che non pensa neppure a noi.

Questo pensiero è una vera bestemmia!

In verità è Dio che ci ama e ci conosce, ed Egli vuole che ci accostiamo direttamente a Lui.

La Bibbia afferma: “Perché non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre infermità; ma ne abbiamo uno (Cristo) che in ogni cosa è stato tentato come noi, però senza peccare. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per essere soccorsi al momento opportuno” (Ebrei 4: 15 e 16 vedi anche Efesini 3:12).

Questo detto porterà ad una domanda:

“Credono i Cristiani Evangelici nei santi?”

Si, noi Cristiani Evangelici crediamo nei santi, ma nel modo in cui ne parla la Bibbia e ciò è completamente diverso dal tradizionale concetto cattolico.

Proprio perché li crediamo cerchiamo di obbedire a quello che essi scrissero nella Bibbia.

La Bibbia dice che tutti i credenti sono santi, perché santificati per mezzo del sacrificio di Gesù Cristo.

La parola “santo” nel Nuovo Testamento viene usata per indicare i credenti come gruppo e non per distinguere una persona dalle altre perché più pura o perché fa miracoli, anche se alcuni li hanno fatti.

Questo è chiaramente comprensibile dal modo in cui l’apostolo Paolo si serve della parola “santo” nella lettera agli Efesini.

“Ai santi che sono in Efeso…” (Paolo scrisse queste parole a persone ancora viventi).

Vedi anche (Efesini 1:15 a 18; _ 2:19; _ 3:8 a 18; _ 4:12; _ 5:3 _ e 6:18).

(Romani 1:7); e (Atti 26:10; _ 9:13 a 32).

I credenti della chiesa di Corinto erano santi (1Corinzi 1:2; _ 6:11; _ 14:34), eppure avevano ancora dei difetti (1Corinzi 1:11; _ 3:1; _ 11:22).

Inoltre, noi non preghiamo i santi e non offriamo loro venerazione, perché:

a) nella Bibbia non troviamo nessun caso di qualcuno che lo abbia fatto, né nessuna indicazione che bisogna farlo;

b) la Bibbia dice: “Adora il Signore Iddio tuo, e a Lui solo rendi il tuo culto” (Luca 4:8);

c) nella Bibbia leggiamo che né gli uomini, né gli angeli di Dio permisero ad alcuno di prostrarsi loro dinanzi, anzi risposero che bisognava prostrarsi solo dinanzi a Dio: “E come Pietro entrava, Cornelio, fattoglisi incontro, gli si gettò ai piedi, e l’adorò. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: “Levati, anch’io sono uomo!” ” (Atti 10:25,26).

Vedi anche (Atti 14:15); e (Apocalisse 22:8,9).

d) i santi non possono essere nostri mediatori davanti a Dio, perché abbiamo un solo mediatore; Gesù Cristo. “Poichè vi è un sol Dio ed anche un sol mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede sé stesso quale prezzo di riscatto per tutti”

(1Timoteo 2:5,6; Giovanni 16:26,27).

e) l’apostolo Paolo, uno dei “santi”, mostra chiaramente ai Filippesi che egli poteva essere loro di aiuto soltanto vivendo (Filippesi 1:23 a 26).

Per rispondere sull’argomento che i santi esaudiscono le preghiere facendo miracoli, ricordiamo che ci sono due fonti di potere spirituale; Dio e le forze diaboliche.

Dio dice che non dobbiamo fare immagini.

Quando i miracoli sembrano essere fatti dai santi, e spingono le persone all’idolatria, non possono provenire da Dio.

Inoltre, i miracoli vengono attribuiti lo stesso a coloro che prima erano chiamati santi, ma che la stessa chiesa cattolica romana adesso afferma che non sono mai esistiti:

Santa Filomena per esempio, che fra l’altro avrebbe guarito miracolosamente papa pio x, recentemente altri santi sono stati deposti.

Anche tu puoi divenire santo, credendo in Gesù Cristo come Salvatore: “Noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Ebrei 10:10).         Vedi anche (Atti 26:18).

“Come mai i Pastori evangelici si sposano?”

La Bibbia dice con molta chiarezza che sposarsi non è proibito per coloro che vogliono piacere a Dio.

Infatti, essa specifica:  “Bisogna che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie…e tenga i figliuoli in sottomissione” (1Timoteo 3:2).

Inoltre, Dio spiega che l’atto sessuale fra due persone sposate non è peccato (1Corinzi 7:1 a 15).

In questo passo, ai coniugi viene comandato: “Non vi private l’uno dell’altro” .

In Efesini 5:22 e 23 Dio sceglie la relazione fra marito e moglie come esempio della sua relazione fra i credenti, dicendo che la moglie deve essere soggetta al marito come la Chiesa è soggetta a Cristo, e che il marito deve amare la moglie come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per la sua purificazione.

Poi, aggiunge che come il credente è membro del corpo di Cristo, marito e moglie “diventeranno una stessa carne”.

E’ vero che chi non è sposato è più libero per svolgere l’opera di Dio, ma è anche vero che Dio dice: “E’ meglio sposare che ardere” (1Corinzi 7:9).

Pietro, secondo la chiesa cattolica romana, era vescovo e primo papa, però era sposato (Matteo 8:14); (1Corinzi 9:5).

Questo mostra chiaramente che il celibato del clero non è un comandamento di Dio.

Esso fu imposto al clero da alcuni sinodi (Elvira, Orange, Arles, Agde, Toledo) e dal Concilio Lateranense del 1139.

Fu una decisione sbagliata perché molti preti non riescono a vivere tutta la vita senza il rapporto sessuale, e Dio considera le relazioni tra persone non sposate come peccato estremamente grave (1Corinzi 6:9 a 18), (Atti 15:28 e 29), (Apocalisse 21:8).

I poveri preti che non riescono a resistere e cadono in peccati sessuali hanno una più severa condanna da Dio e scandalizzano molti.

Oggigiorno la grande maggioranza dei preti vorrebbe essere libera di sposarsi, ma finora questa decisione sbagliata, presa tanti secoli fa, non è ancora stata corretta.

Forse perché solo i papi hanno autorità di cambiare questa regola della chiesa cattolica romana, e di solito essi sono molto vecchi!

Non stiamo dicendo che tutti i preti e tutti i pastori devono sposarsi, ma che sposarsi o no deve essere una decisione personale, conforme all’insegnamento della Bibbia.

Infatti, l’apostolo Paolo non era sposato, ma Pietro si!

“Credete in Maria?”

Sì, crediamo in tutto quello che la Bibbia dice di Maria, ma respingiamo quanto aggiunto dalla tradizione.

Non preghiamo Maria perché la Bibbia insegna: “Adora il Signore Iddio tuo, e a Lui solo rendi il tuo culto” (Luca 4:8).

I sostenitori del culto mariano affermano la necessità di pregare Maria perché tutto quello che ella chiede a Cristo le viene concesso.

Nella Bibbia non troviamo mai che qualcuno sia andato a Gesù, o si sia rivolto a Dio per mezzo di Maria.

Leggiamo invece: “V’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1Timoteo 2:5).

Gesù stesso disse: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6).

Si cominciò a pregare Maria verso la fine del quarto secolo dopo Cristo, ma certamente se ella fosse stata ancora vivente, non lo avrebbe permesso, da donna pia qual’era non avrebbe accettato  l’onore e l’adorazione che appartengono solo a Dio.

Ogni “madonna” ha particolari capacità che non sono quelle di Maria.

L’una guarisce gli ammalati, l’altra protegge dalla lava del Vesuvio e un’altra ancora protegge i pescatori ecc..

Non è nostra intenzione parlare di questa idolatria che non ha niente a che fare con Maria.

Parliamo piuttosto di Maria, madre di Gesù, ella evidentemente non fu concepita senza peccato.

Infatti, dopo la nascita di Gesù, la troviamo nel tempio per offrire un sacrificio per la sua purificazione (Luca 2:22 a 24), proprio come facevano tutte le donne ebree (Levitico 12).

Inoltre, nella sua preghiera di ringraziamento per essere stata prescelta come madre di Gesù, Maria chiama Dio; “mio Salvatore” (Luca 1:46 e 47).

Ora se ella fosse stata concepita senza peccato, che bisogno aveva di un salvatore?

La chiesa cattolica romana insegna ancora di chiamare Maria “Madre di Dio”, espressione questa, mai usata nella Bibbia.

Infine, se Maria fosse “Madre di Dio”, dovremmo concludere che la creatura sia madre del Creatore cioè di colui che è sempre esistito (Genesi 1:1);  (Giovanni 1:1 a 14).

La Bibbia insegna che Maria è madre della natura umana di Cristo, in quanto egli, nella sua natura divina, esiste in eterno (Giovanni 8:57 e 58).

La Bibbia ci dice in maniera chiara che Maria era vergine alla nascita di Cristo (Isaia 7:14); Matteo 1:18 a 20); Luca 1: 27 a 35).

Però non abbiamo nessuna prova che ella sia rimasta sempre vergine, anzi Maria, che era obbediente alla volontà di Dio sapeva benissimo che Iddio non desidera che le persone sposate restino vergini (Matteo 19: 4 a 6); (1Corinzi 7:2 a 5).

Infatti ci è detto nella Bibbia che Giuseppe “non la conobbe finch’ella non ebbe partorito un figlio” (Matteo 1:25).

Ciò implica che Giuseppe e Maria si “conobbero” dopo la nascita di Gesù.

Dire che Maria sia rimasta vergine per tutta la vita, non è affatto onorarla, ma è come dire che Maria non faceva la volontà di Dio.

La Bibbia, inoltre, parla spesso dei fratelli di Gesù.

Nel vangelo di Matteo leggiamo: “Non è questi il figliuolo del falegname? Sua madre non si chiama ella Maria, e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone, e Giuda?…” (Matteo 13: 55 e 56).

Dopo la nascita di Cristo, quasi ogni volta che la Bibbia parla di Maria, la troviamo insieme ai fratelli di Cristo, questo ci mostra che vivevano insieme come farebbe ogni famiglia.

Alcuni cattolici usano un ragionamento complicato e fra l’altro dicono che i fratelli di Cristo erano in realtà cugini.

Questo ragionamento si conclude affermando che uno dei fratelli fu uno dei dodici Apostoli.

La Bibbia invece dice il contrario: “Neppure i suoi fratelli credevano in lui” (prima della resurrezione), (Giovanni 7:5).

Inoltre, la donna, che secondo questa teoria sarebbe la madre dei fratelli di Gesù, cioè non Maria, era ancora viva ed era seguace di Gesù alla morte del Signore.

Ma in tutta la Bibbia non troviamo mai i fratelli con questa donna, li troviamo invece sempre con Maria, madre di Gesù (Matteo 12:46; 13: 55 e 56); (Marco 3:31; 6:3); (Luca 8:19); (Giovanni 2:12).

Altri cattolici, resisi conto della inconsistenza della “teoria dei cugini”, sostengono che si parla di fratelli spirituali, e non di parenti per legame di sangue.

L’apostolo Giovanni dice però: “neppure i suoi fratelli credevano in lui” (Giovanni 7:5).

Se non credevano, non potevano essere fratelli spirituali.

La Bibbia, infine, fa sempre distinzione tra i fratelli spirituali di Gesù (i discepoli) e i suoi fratelli per diritto di sangue.

Un esempio lo troviamo in Giovanni 2:12; “Dopo questo, scese a Capernaum, egli con sua madre, coi suoi fratelli e i suoi discepoli; e stettero quivi non molti giorni”.

Vedi anche (Matteo 12:46 a 50; 13:55 e 56); (Marco 3:31 a 35; 6:3); (Luca 8:19).

Sul fondamento inconsistente della perpetua verginità di Maria, nel corso dei secoli i filosofi hanno costruito una gran torre di favole.

Di queste idee, che cercano di attribuire a Maria le prerogative e l’onore che appartengono solo a Dio, no si trova traccia nella Bibbia né in altri libri di quel periodo.

Nella Bibbia troviamo invece che Cristo non permise che si desse a Maria altro onore all’infuori di quello di avere creduto in Dio e di aver ricevuto da lui la benedizione di diventare madre di Gesù: “Or avvenne che, mentre egli diceva queste cose, una donna di fra la moltitudine alzò la voce e gli disse: “Beato il seno che ti portò e le mammelle che tu poppasti!” Ma egli disse: “Beati piuttosto quelli che odono la parola di Dio e l’osservano!”” (Luca 11:27 e 28) vedi anche (Matteo 12:46 a 50); (Marco 3:31 a 35); (Luca 1:42 a 45).

Quando diamo a Maria ciò che è dovuto a Dio, non onoriamo Maria.

Il solo modo di onorarla è di credere ne suo figliuolo ed obbedire all’ordine da lei stessa impartito ai servi durante le nozze di Cana: “Fate tutto quello che egli (Gesù) vi dirà” (Giovanni 2:5).

“Esiste il Purgatorio?”

La Bibbia non parla di un luogo dove si può ottenere la purificazione dai peccati al di fuori di Cristo.

Chi rifiuta di credere in Cristo è condannato.

Nel vangelo di Giovanni leggiamo: “Chi crede nel Figliuolo ha la vita eterna, ma chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui”. (Giovanni 3:36), vedi anche (Apocalisse 20:15); (Luca 16:19 a 31).

Chi accetta Cristo è completamente salvato. “Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Romani 8:1), e ancora: “Non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità” (Ebrei 10:17) vedi anche (Giovanni 3:18); (Romani 5:8 a 11); (Ebrei 10:14 a 18); (Salmo 103:12).

Secondo il concetto comune che il sacrificio di Cristo non basti a purgarci dai nostri peccati, un grande peccatore come il ladrone crocifisso con Cristo avrebbe dovuto soffrire molto tempo in purgatorio, ma invece Cristo disse: “Oggi tu sarai con me in paradiso” (Luca: 23:43).

Se esistesse il purgatorio e le messe aiutassero a fare uscire le anime dei sofferenti, i ricchi avrebbero un enorme vantaggio pagando messe per abbreviare la pena, mentre i poveri, non avendo di che pagare, dovrebbero affidarsi alla misericordia del prete, sperando che ogni tanto elevi una messa per loro.

Un ex prete affermava: “Se crediamo veramente che la messa salva le anime dal fuoco del purgatorio, perché farsi pagare per farle uscire?”

Avrebbe aiutato anche un cane, diceva, se lo avesse visto tra le fiamme, senza neppure pensare al guadagno.

L’idea di purgatorio evidentemente è venuta dai pagani.

Virgilio collocava le anime dei defunti in tre luoghi diversi: Tartaro per i dannati; Campi Elisi per i buoni e un luogo di espiazione per i meno cattivi. (Eneide 6, 1100 a 1105).

“A chi dobbiamo confessarci?”

Quando i discepoli di Gesù Gli chiesero: “Signore, insegnaci a pregare”, Egli insegnò a

pregare loro direttamente al Padre chiedendo a Lui il perdono dei loro peccati:

“Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nel cielo. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e “rimettici i nostri debiti” come anche noi li abbiamo rimesso ai nostri debitori”.

Sappiamo che “rimettici i nostri debiti” quà significa “perdonaci i nostri peccati” perché

nel Vangelo di Luca lo stesso versetto dice esplicitamente: “perdonaci i nostri peccati” (Matteo 6:9 a 12); (Luca 11:1 a 4).

E’ chiaro dunque, che dobbiamo confessarci direttamente a Dio.

Così infatti faceva la chiesa nei primi secoli.

La dottrina della confessione fatta al prete fu ammessa dalla chiesa cattolica solo nel 1225, ma ancora prima di quella data già dei sacerdoti avevano iniziato ad ascoltare confessioni e, pur non dando l’assoluzione, pregavano Dio di rimettere i peccati.

A sostegno della confessione del prete, il clero cattolico cita le parole del Vangelo di Giovanni: “A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi, a chi li riterrete, saranno ritenuti”. (Giovanni 20: 21 a 23).

Prima di tutto facciamo notare che queste parole non sono dirette agli apostoli, cioè ai dodici, ma ai discepoli, cioè a tutti i suoi seguaci.

La prerogativa quindi di rimettere i peccati non è un privilegio riservato al clero, ma è estesa a tutti coloro che credono in Cristo come Signore e Salvatore.

Inoltre, fatto molto importante per intendere il significato delle parole di Gesù, i discepoli, che avevano ricevuto personalmente questo ordine, non ascoltarono mai la confessione di alcuno, ma predicarono l’evangelo dicendo che solo in Cristo Gesù è possibile ottenere la remissione dei peccati (Atti 2:37,38; 10:43).

Il comportamento dei discepoli è una prova senza possibilità di contestazione che le parole di Gesù si riferivano alla potenza redentrice della predicazione dell’evangelo e non già ad una confessione al prete.

Oltre a ciò, l’evangelista Luca, narrando lo stesso episodio di Giovanni 20: 21 a 23, dice:

“…che nel suo nome (di Cristo) si predicherebbe ravvedimento e remissione dei peccati” (Luca 24: 45 a 48).

Questo non lascia adito ad alcun dubbio; Cristo non parlò mai di confessare i peccati ad un uomo.

Quanto detto porta con sé un inevitabile domanda: “Dobbiamo confessarci o no?”

Sì, ogni vero cristiano ha il dovere di confessare i propri peccati, ma questa confessione non va fatta ad alcun uomo, in quanto solo Dio ha il potere di rimettere i peccati.

L’apostolo Giovanni scriveva: “Se confessiamo i nostri peccati, egli (Dio) è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1Giovanni 1:9).

4 Risposte

  1. NENA

    Mi piace. Gloria a Dio. Che queste risposte portano tanto frutto e in abbondanza nel regno di Dio

    Mi piace

    17 febbraio 2014 alle 11:10

    • Grazie Nena è per questo che tratto questi argomenti molto importanti, affinché tutti possono conoscere la verità come è scritta nella Bibbia e Iddio venga glorificato

      Mi piace

      18 febbraio 2014 alle 00:56

  2. Johne148

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